Blow-Up

ITALIA, GRAN BRETAGNA - 1966
Thomas, un fotografo annoiato del fascino sensuale delle modelle che passano nel suo studio e nella sua vita, per reazione si propone di realizzare un fotolibro che vuol essere uno studio della vita di Londra in tutta la sua realtà. Attratto dalla calma che vi regna, si sofferma in un parco dell'East End e qui riprende le effusioni sentimentali di un uomo e di un donna; quest'ultima se ne accorge e lo insegue fino a casa per chiedergli la consegna della pellicola: è così disperata da offrirsi a lui, pur di riaverla. Con un trucco Thomas sostituisce il negativo, quindi comincia a sviluppare e ad ingrandire le fotografie. Vengono in tal modo alla luce alcuni particolari, come la mano di un uomo che tiene una pistola ed una strana ombra sull'erba che potrebbe essere un cadavere. Non sapendo se è stato testimone di un delitto o se lo ha evitato, Thomas ritorna di notte nel parco e trova veramente un cadavere, che tuttavia il giorno dopo non c'è più. Egli non riesce quindi a trovare la verità di ciò che la sua macchina fotografica ha visto e rimane così in balia di se stesso a misurare l'indistinto confine che separa la certezza dalla realtà.

CAST

NOTE

- COLLABORAZIONE PER IL DIALOGO INGLESE: EDWARD BOND.

- PALMA D'ORO AL XX FESTIVAL DI CANNES (1967).

- NOMINATION ALL'OSCAR PER REGIA, SOGGETTO E SCENEGGIATURA.

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016) NELLA SEZIONE 'CINQUE PEZZI FACILI'.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 20 DICEMBRE 2016 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

- NEL 2017 TORNA IN SALA LA VERSIONE RESTAURATA DA: CINETECA DI BOLOGNA, ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ E CRITERION, IN COLLABORAZIONE CON WARNER BROS. E PARK CIRCUS PRESSO I LABORATORI CRITERION E L'IMMAGINE RITROVATA, CON LA SUPERVISIONE DEL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA LUCA BIGAZZI.

CRITICA

"Il film accumuna a una denunzia del mondo intellettuale contemporaneo, visto con occhi perennemente scettici, una precisione di linguaggio e di stile notevoli. La ricerca espessiva, il dinamico montaggio, l'accurata sceneggiatura e l'efficace interpretazione, unitamente ad una precisa ambientazione di Londra colta in alcuni suoi singolari aspetti, conferiscono al lavoro una pregevole resa estetica." ('Segnalazioni cinemtografiche', vol. 64, 1968)

"Dov'è la verità? Mah, nessuno lo sa, a partire da Michelangelo Antonioni che ha cominciato un avvincente giallo, poi nel timore di essere confuso con Hitchcock, Fritz Lang o altri cinematografari di basso profilo, ha preferito addentrarsi nella nebbia londinese o in quella a lui più familiare e, assai più fitta, dell'incomunicabilità. Come si fa a distinguere tra realtà e finzione? Si chiede, e purtroppo ci chiede l'angosciato regista. Ardua è la risposta, anche per i critici patentati, che pure si sono sperticati negli elogi, come i giurati che gli hanno dato la Palma d'Oro a Cannes." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 maggio 2001)

"Torna al cinema, mezzo secolo dopo la Palma d'Oro, 'Blow-Up' di Michelangelo Antonioni in edizione restaurata e sponsorizzata da un pool internazionale (...). Allegoria esistenziale sull'indecifrabilità del reale (per quanti ingrandimenti della foto effettui, Thomas non decifra il mistero), 'Blow-Up' è anche un film 'epocale', dove gli storici della contemporaneità potrebbero studiare vezzi e vizi degli anni Sessanta. Indimenticabile la sequenza forale, con la partita a tennis immaginaria." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 5 ottobre 2017)

"Vivere e male senza Michelangelo Antonioni. Nel decennale della morte, il maestro ferrarese viene omaggiato dalla Cineteca di Bologna con il restauro di 'Blow-Up' (...). II 'maquillage' supervisionato dal direttore della fotografia Luca Bigazzi riporta in sala una delle opere più misteriose, elusive e irriducibili della Settima Arte, ambiguamente abbarbicata all'indagine del fotografo Thomas (David Hemmings, superlativo) e destinata a ribadire come l'essenziale sia invisibile agli occhi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 ottobre 2017)
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