Questo articolo è stato pubblicato sulla Rivista del Cinematografo di maggio 1972.


Tempi moderni trasse spunto da due motivi diversi: l'incontro di Chaplin con Paulette Goddard e una conversazione con un giornalista del World di New York. Di Paulette Goddard, Chaplin scrive nella sua autobiografia: “Trovai in Paulette qualcosa della monella. Sarebbe stato un magnifico personaggio da portare sullo schermo. Già vedevo il nostro incontro su un cellulare della polizia dove il vagabondo con la galanteria di un gentiluomo si alzava in piedi per cederle il posto”.

Del colloquio col cronista del World Chaplin ricorda: “Essendo venuto a sapere che mi recavo a Detroit, mi aveva parlato delle catene di montaggio adottate dalle fabbriche locali: la storia angosciosa di robusti giovanotti strappati alle fattorie con la prospettiva di più lauti guadagni, che dopo quattro o cinque anni di lavoro alle catene di montaggio diventavano rottami umani col sistema nervoso rovinato. Fu quella conversazione a darmi lo spunto per Tempi moderni”.

1936: British comedian and director Charles Chaplin (1889 - 1977) and actress Paulette Goddard (1911 - 1990), to whom he was married for seven years, star in the comedy 'Modern Times'. Chaplin directed the movie as well as starring in it. Title: Modern Times Studio: Charles Chaplin Director: Charles Chaplin (Photo by Max Munn Autrey)
1936: British comedian and director Charles Chaplin (1889 - 1977) and actress Paulette Goddard (1911 - 1990), to whom he was married for seven years, star in the comedy 'Modern Times'. Chaplin directed the movie as well as starring in it. Title: Modern Times Studio: Charles Chaplin Director: Charles Chaplin (Photo by Max Munn Autrey)
1936: British comedian and director Charles Chaplin (1889 - 1977) and actress Paulette Goddard (1911 - 1990), to whom he was married for seven years, star in the comedy 'Modern Times'. Chaplin directed the movie as well as starring in it. Title: Modern Times Studio: Charles Chaplin Director: Charles Chaplin (Photo by Max Munn Autrey)

Proibito in un primo momento dal fascismo (fu Mussolini in persona ad autorizzarne la visione dopo aver ordinato il taglio della scena in cui Charlot prende erroneamente la coca: scena d'altra parte necessaria per afferrare il vero significato di quella successiva in cui Charlot sventa un tentativo di ribellione nel carcere, permettendo così la restaurazione dell'ordine grazie alla trasgressione della legge), Tempi moderni fa la sua regolare apparizione ogni vent'anni (era infatti stato rieditato nel '50). Oggi Tempi moderni si rivela di un'attualità sconcertante e dimostra di possedere una carica e una validità impressionati.

Solo parzialmente datato, sembra ideato in questi anni tanto è aderente allo spirito dei tempi e alla situazione sociale e industriale del momento. Al suo confronto La classe operaia va in paradiso è già un film invecchiato. Eppure gli elementi fondamentali sui quali Tempi moderni e il film di Petri fanno perno sono sostanzialmente identici: la condizione operaia, la nevrosi delle catene di montaggio, l'incubo della disoccupazione, la brutalità del capitalismo, il sesso come ossessione determinata dalle macchine, il crollo del sistema nervoso e le cliniche psichiatriche-prigioni, il bisogno dell'amore, la solidarietà che recupera l'individuo, una speranza sulla quale grava tuttavia la tristezza di un avvenire incerto e difficile.

Ma mentre Elio Petri fa ruotare il discorso intorno a fattori contingenti e mentre fra polemiche e ambiguità si disperde in rivoletti secondari perdendo così di vista l'obiettivo principale, Chaplin sfronda la storia da ogni appiglio arginale, la disancora da tutti i motivi occasionali e la inserisce agilmente nel vivo del tema che gli sta a cuore, conferendole quella forza e quell'omogeneità che ne fanno una delle più importanti opere del cinema americano fra le due guerre.

La condizione umana dell'operaio, l'alienazione della fabbrica e della catena di montaggio, qui trasfigurate con l'occhio della sensibilità poetica e della commossa partecipazione, appaiono più angosciose di qualsiasi descrizione realistica; la logica disumana del profitto che alimenta la piaga della violenza e dello sfruttamento, qui bollata con l'arma del ridicolo, è inchiodata più di ogni drammatica denuncia. Poesia e satira, già difficilmente reperibili isolatamente, in Tempi moderni procedono di pari passo tenendosi sottobraccio.