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Josephine
Prima edizione senza il fondatore Robert Redford e ultima nella storica location nell’Utah per il Sundance Film Festival, tempio del cinema indipendente che dal prossimo anno si trasferirà nel Colorado. A trionfare è Josephine, opera seconda di Beth de Araújo, che ha vinto il Gran Premio della Giuria e l’Audience Award – U.S. Dramatic (la sezione dedicata alla fiction di produzione statunitense): il dramma familiare con Channing Tatum passerà in concorso alla prossima Berlinale.
Nella categoria U.S. Documentary si è imposto Nuisance Bear di Gabriela Osio Vanden e Jack Weisman, che descrive la relazione tra orsi polari e uomini in Canada. Il premio del pubblico a American Pachuco: The Legend of Luis Valdez di David Alvarado, su vita e opera del drammaturgo e regista del teatro chicano (gli statunitensi di origine messicana).
Il Gran Premio della Giuria – World Cinema Dramatic, che riguarda i film provenienti da tutto il mondo, è andato a Shame and Money del kosovaro Visar Morina, una coproduzione europea sulle difficoltà di un padre di famiglia. Il World Cinema Documentary è stato assegnato a To Hold a Mountain di Biljana Tutorov e Petar Glomazić, incentrato sulla cura materna e l’interconnettività tra uomo e natura. A The Baddest Speechwriter of All di Ben Proudfoot e Stephen Curry il premio per il miglior cortometraggio.
Altri premi del pubblico sono andati al cipriota HOLD ONTO ME di Myrsini Aristidou, sulla riscoperta di un rapporto tra padre e figlia (World Cinema Dramatic); al doc britannico One In A Million di Itab Azzam e Jack MacInnes, che segue una ragazza nel corso di dieci anni, mentre affrontando guerra, esilio e dolore tra Siria e Germania (World Cinema Documentary); e all’americano-danese Aanikoobijigan [ancestor/great-grandparent/great-grandchild] di Adam Khalil e Zack Khalil il riconoscimento NEXT per l’innovazione.
I premi speciali per regia, montaggio e sceneggiatura sono andati a Josef Kubota Wladyka per Ha-chan, Shake Your Booty! (regia di film americano), J.M. Harper per Soul Patrol (regia di documentario americano), Andrius Blaževičius per How to Divorce During the War (regia di film non americano), Itab Azzam e Jack MacInnes per One In A Million (regia di documentario non americano), Matt Hixon per Barbara Forever (Jonathan Oppenheim Editing Award:), Liz Sargent per Take Me Home (Waldo Salt Screenwriting Award: U.S. Dramatic) e Louis Paxton per The Incomer (NEXT Innovator Award).
I premi speciali della Giuria sono stati assegnati a The Friend’s House is Here e LADY per il cast; a Bedford Park di Stephanie Ahn come miglior opera; ai documentari Who Killed Alex Odeh?, sull’assassinio dell’attivista palestinese-americano Alex Odeh, e Birds of War, sulla storia d’amore tra un giornalista libanese e un’attivista siriana, per “l’eccellenza giornalistica”; a The Lake di Abby Ellis, doc sul collasso ecologico di Great Salt Lake, per “l’impatto per il cambiamento”; a Filipiñana, coming of age di Rafael Manuel, e al corto Paper Trail per “la visione creativa”; a Everybody To Kenmure Street, doc su una comunità scozzese che manifestò contro l’espulsione di migranti, per “la resistenza civile”; a TheyDream il NEXT per “l’espressione creativa”; a Noah Roja e Filippo Carrozza per l’interpretazione nel corto The Liars.
