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Digger
Iñárritu ha fatto anche cose buone. Digger no, non lo è. E, per favore, non importuniamo Il dottor Stranamore.
Le recensioni, le potete leggere altrove, e se proprio volete anche questa dell’ex ottimo Valerio Sammarco, io mi limito, che comunque nel mio caso non è davvero poco, a buttare lì dieci punti perché no.
1. Semplicismo non è semplificazione, e nella tirata meta ma solo meta-spettacolare di Iñárritu la sperequazione, la crisi climatica, l’oligarchia che discende nella cachistocrazia, tutto è trattato con sufficienza e sciatteria, ovvero poca – almeno nell’esito – intelligenza: capisco il pubblico americano, ma si esagera
2. La fotografia del sodale Lubezki, smortaccina che nemmeno nel più retrivo cinema italiano, concorre assai, Digger non solo è faticoso da vedere, ma brutto a vedersi: non è il metacinema, non è il postpostpostmoderno, è proprio brutto
3. Tom Cruise, che dire? Mettere insieme Kane e Les Grossman (Tropic Thunder) non era facile, ma nessuno – almeno, non noi – gliel’ha chiesto: larger than life, e vieppiù estraniato, caricaturale, perfino inopportuno. Non moralmente, che nulla c’interessa, ma poeticamente: al cospetto di Trump e dei suoi tecnocrati più o meno accoliti, l’inteso mostro rimpicciolisce a action figure.
4. Il gatto meccanico o meccatronico che sia, perché? Manifestamente non per cinefili, non è nemmeno gattofilo, Digger.
5. Han tirato fuori, un atto osceno in effetti, il parallelo geo-climaticamente determinato col kubrickiano Dr. Strangelove: ne risponderanno in tribunale, semmai l’analogia è con Don’t Look Up, ma saremmo banali, e dunque: Everything Everywhere All at Once. E no, non è un complimento.
6. Può uno come Iñárritu, cinque premi Oscar di cui due da regista (Birdman e Revenant), fama e qualche sostanza di cineasta-cineasta, ridursi a siffatto volontaristico, ignavo, imbelle midcult?
7. “Come siamo finiti qui? Questo posto è orribile. Puzza di palle sudate. Non possiamo vivere in questo buco di merda”. La battuta è di Birdman, ma fate(ne) come vi pare.
8. No, non sono un pregiudiziale e pregiudizievole detrattore di Iñárritu: mi è piaciuto persino Bardo, per dire.
9. “La vita è una farsa che dobbiamo recitare tutti”, voleva Rimbaud. Iñárritu ha optato per la farcia.
10. Mi è piaciuto il mare di Domopak e Sophie Wilde. E no, non basta.



