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Robert Powell e Franco Zeffirelli sul set di Gesù di Nazareth
A Firenze inaugura un nuovo appuntamento di rilievo internazionale dedicato alle arti dello spettacolo, il Premio Franco Zeffirelli. Battezzato oggi 16 febbraio 2026 e pensato a cadenza annuale, il riconoscimento, che ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, è istituito dalla Fondazione Franco Zeffirelli e dal Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo, con l’obiettivo di onorare e proseguire l’eredità artistica e culturale di una delle figure più influenti del Novecento.


Nella cornice dello storico Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la cerimonia ufficiale, alla presenza della sindaca di Firenze Sara Funaro, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell’assessora alla cultura della Regione Cristina Manetti, ha annoverato due Premi Speciali a Placido Domingo e Robert Powell.


Franco Zeffirelli e Placido Domingo sul set di Traviata
Placido Domingo, grande tenore e direttore d’orchestra, è stato uno dei più importanti collaboratori di Zeffirelli, con cui ha condiviso la realizzazione di allestimenti operistici, sia in ambito teatrale che cinematografico, entrati nella storia: “Aveva una visione completa della regia, quando i nostri personaggi e le scene erano solo dei meravigliosi bozzetti sulla carta, già li vedevamo prendere vita. Nessun dettaglio usciva dal suo controllo". Aggiunge il famoso tenore, “Franco non era un carattere facile, ma era geniale. Plasmava noi attori sul personaggio non per omologarci, ma per valorizzarci".


Enumerando, tra le altre, opere quali Turandot, Carmen, Tosca, Otello e La Traviata, Domingo conclude: “Lavorare con Franco è stato straordinario. Quanto tempo abbiamo passato insieme e che bella amicizia abbiamo creato".


Robert Powell, attore di statura internazionale, è indissolubilmente legato all’immaginario di Zeffirelli per il celebre sceneggiato televisivo Gesù di Nazareth del 1977, in cui incarna il Cristo: “Insieme decidemmo che non gli avrei dato alcuna caratterizzazione personale. Scelsi di mostrarmi come una tela bianca, che ogni spettatore avrebbe dipinto secondo la propria immaginazione". Powell ha rammentato i calzari indossati durante le riprese: "I sandali di Gesù sono state le scarpe più scomode che abbia mai portato, per giunta sotto il sole estivo in Tunisia!”. Le calzature, insieme alla frusta usata per la flagellazione e i chiodi della croce, sono state ora donate da Powell a Pippo Zeffirelli, figlio adottivo del regista, che ha assicurato: “Troveremo lo spazio per esporli nel museo della Fondazione Zeffirelli a Firenze".
Inaugurato nel 2017 nel Complesso di San Firenze, il grande monumento barocco della città, il Museo Franco Zeffirelli contempla fotografie, bozzetti, costumi di scena, videoinstallazioni del multiforme ingegno e della sterminata produzione del Nostro. Attori quali Quinn, Ustinov, Roy Steiger che in Gesù di Nazareth prende il posto di Mastroianni, Laurence Olivier, e appunto Powell: Zeffirelli voleva che il suo Cristo fosse umano, non divino, sicché gli consigliò di “non fare nulla, sii te stesso” – a doppiarlo fu Pino Colizzi, appena scomparso. Ancora, Tom Cruise 17enne in Amore senza fine, e poi sul versante femminile la Cardinale, Cher, Elizabeth Taylor, Anne Bancroft, Judy Dench, che interpretò Un tè con Mussolini e giovanissima fu la prima Giulietta di Zeffirelli. Quindi, sempre in foto di scena, Valentina Cortese, Carla Fracci, Maggie Smith, Brooke Shields in Amore senza fine, che fu il terzo maggior incasso cinematografico di Zeffirelli dopo Il campione e l’inarrivabile Romeo e Giulietta.
I primi passi Zeffirelli li mosse quale scenografo per Visconti con As You Like It, su disegni di Salvador Dalì, poi in Tre sorelle, Troilo e Cressida. Tra i suoi sodalizi, indimenticabile quello con Maria Callas, che dopo la crisi con Onassis si riprese on stage a Londra, salvo ritirarsi subito dopo perché non contenta della sua voce. Di Callas e Anna Magnani, che per Zeffirelli fu La lupa, Pippo Zeffirelli, presidente della Fondazione, rivela un aneddoto: “Anna e Franco erano molto amici, già malata veniva a cena il sabato. Una sera, senza dirlo, le fece trovare la Callas, che dinnanzi alla Magnani si inginocchiò: per tutta la cena le due parlarono fitto fitto, Franco non riuscì a profferire parola”.
Icastiche anche le coppie Burton e Taylor ne La bisbetica domata, Vitti e Albertazzi in Dopo la caduta, la collezione attesta come “il disegno, il bozzetto – osserva Pippo - servissero a Zeffirelli per quel che voleva ottenere”, insomma, erano assai risolutori. Notevolissimi gli storyboard, che occupano un’intera sala, de L’Inferno dantesco, inteso film prodotto da Alfredo Bini mai realizzato.
Accanto agli Speciali, il Premio Franco Zeffirelli riconosce l’eccellenza della creazione artistica contemporanea in ambito registico, scenografico e costumistico.


Il riconoscimento per la Regia va a Marco Bellocchio, maestro del cinema italiano e internazionale, per una carriera capace di unire rigore formale, profondità storica e una costante tensione civile, come ribadito dalla serie Portobello sul caso Tortora, in arrivo il 20 febbraio su HBO Max: “Non ho mai lavorato con Zeffirelli, eravamo assai diversi. La mia ammirazione per lui non è stata immediata, avevamo idee differenti. Ma suo è stato il primo Rigoletto – uno l’ho fatto poi in tv con Domingo, divertendoci molto, ho cercato di applicarmi alle immagini, non conoscendo la musica: non la leggo – che ho visto, a Covent Garden, e per I pugni in tasca avrei voluto Giancarlo Giannini, che declinò perché impegnato a teatro con il Romeo e Giulietta di Franco”.


Onorato del premio, “è anche bello”, Bellocchio traccia una simmetria tra il collega e il personaggio del suo prossimo lavoro: “Zeffirelli è andato negli Usa ed è diventato famoso nel mondo, cosa che io non ho mai pensato o ricercato: per certi versi mi ricorda il protagonista del mio nuovo film, Sergio Marchionne, che andò in America e vinse alcune battaglie. Noi italiani siamo stati spesso colonizzati, che uno sbarchi in America e si imponga è qualcosa di positivo. Soprattutto per i giovani, è uno stimolo”.
Il premio per la Scenografia va a Sarah Greenwood e Katie Spencer (sette volte candidate all’Oscar, per titoli quali Espiazione, Anna Karenina, Barbie), celebrate per la capacità di coniugare ricostruzione storica, invenzione visiva e forza narrativa.
Il premio per i Costumi è conferito ad Ann Roth, leggenda del costume design, la cui carriera pluridecennale ha ridefinito il rapporto tra abito, psicologia del personaggio e verità scenica (sei volte candidata all’Oscar e vincitrice per Il paziente inglese e Ma Rainey's Black Bottom).
I riconoscimenti sono stati attribuiti da una giuria internazionale (identificata con il supporto della A.S.C. Associazione Scenografi, Costumisti, Arredatori Italiani), presieduta da Raimonda Gaetani, scenografa, costumista e art director italiana, e composta da Madeline Fontaine (costumista, Francia), Lindy Hemming (costumista, Regno Unito), Jean Rabasse (scenografo, Francia) e Inbal Weinberg (scenografa, Stati Uniti.


Il Premio prende la forma di una scultura in bronzo dorato realizzata dalla bottega orafa di Paolo Penko, ispirata a uno dei colossi scenografici ideati da Franco Zeffirelli per Il Trovatore. L’opera, modellata con l’antica tecnica della fusione a cera persa e cesellata interamente a mano, è custodita in uno scrigno artigianale realizzato dalla storica azienda Parione, foderato in moiré e impreziosito dal logo della Fondazione stampato a caldo in foglia d’oro 22 carati.
