Il Nobel per la Letteratura 2026 è andato ad Anne Carson, poetessa canadese di 76 anni, celebrata dall'Accademia di Svezia per "la sua audace e inventiva opera che, in un giocoso dialogo con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea". Anne Carson è la 123ª persona insignita del Premio Nobel per la Letteratura, a conferma del prestigio di un riconoscimento ultracentenario, sopravvissuto a guerre mondiali, rivoluzioni culturali e tecnologiche, persino ai social.

Nonostante l'età, i rituali solenni, un certo immobilismo dell'apparato accademico, il Nobel continua a fare notizia. Certo, sarebbe interessante naturalmente sapere quanti abbiano letto davvero la Carson e chi di noi saprebbe citare a memoria gli ultimi cinque Nobel per la Chimica o per la Medicina. Ma questo è un altro discorso.

Un’altra cosa che forse non tutti sanno è che il Nobel non premia ogni forma dell'ingegno umano. Le categorie sono rimaste sostanzialmente quelle stabilite dal testamento di Alfred Nobel nel 1895: Fisica, Chimica, Medicina, Letteratura e Pace. A queste si è aggiunta soltanto nel 1968 l'Economia, attraverso un premio istituito dalla banca centrale svedese in memoria di Nobel e assegnato per la prima volta l'anno successivo.

Niente matematica, dunque. Niente filosofia, storia, antropologia, sociologia. E, soprattutto, niente musica, teatro, danza, architettura, fotografia, pittura, scultura, cinema.

Si obietterà che il Nobel non ha mai preteso di essere un'enciclopedia universale del sapere. Giusto. Eppure, se un premio conserva una tale rilevanza simbolica, è legittimo domandarsi che cosa ci dica del nostro tempo. Com'è possibile allora che nel 2026 non esista ancora un Nobel per le arti visive?

Sì, è vero, altri riconoscimenti internazionali hanno colmato, almeno in parte, questa lacuna. Il Praemium Imperiale, istituito in Giappone nel 1988 e spesso definito il Nobel delle arti, premia pittura, scultura, architettura, musica, teatro e cinema, ad esempio.

Anne Carson (Wikipedia)
Anne Carson (Wikipedia)

Anne Carson (Wikipedia)

Ma il Nobel è il Nobel. E proprio perché è il Nobel (ovvero un’istituzione ultracentenaria ecc…), occorre precisare che le arti visive che abbiamo in mente non contemplerebbero soltanto pittori e scultori. Sarebbe come pretendere di raccontare la storia dell'aviazione fermandosi alle mongolfiere.

Da oltre un secolo il cinema ha trasformato il nostro modo di percepire il mondo, di rappresentare il tempo, di costruire la memoria. La fotografia ha modificato il rapporto con la realtà e il concetto di testimonianza. La televisione ha ridisegnato l'immaginario collettivo, la videoarte ha messo in discussione i confini dell'opera, le immagini digitali hanno trasformato la comunicazione, la politica, le relazioni sociali. L'intelligenza artificiale generativa sta ridefinendo persino il significato di creazione, autorialità e rappresentazione.

Eppure, per il Nobel tutto questo non esiste. Viviamo immersi nelle immagini. Produciamo, consumiamo, condividiamo incessantemente immagini. Attraverso le immagini costruiamo realtà, facciamo guerre, interpretiamo crisi, orientiamo desideri e opinioni, riconosciamo il mondo. L'immagine non può essere liquidata come uno degli elementi della cultura contemporanea. È lo spazio in cui la cultura prende forma.

E tuttavia una delle istituzioni più autorevoli nella celebrazione del sapere umano continua a comportarsi come se questa rivoluzione non fosse mai avvenuta.

Non si tratta di rivendicare una medaglia in più per i registi, né di aggiungere un'altra cerimonia al già affollatissimo calendario dei premi cinematografici. Oscar, Leoni, Palme d'oro e Orsi bastano e avanzano, per l’amor del cielo. Ma un Nobel per le arti visive avrebbe un'ambizione diversa. Dovrebbe riconoscere chi, attraverso le immagini, ha trasformato la nostra conoscenza dell'uomo e del mondo.

Potrebbe essere un cineasta, un fotografo, un artista contemporaneo. O qualcuno che lavora attraversando e reinventando questi linguaggi. Non dovrebbe premiare necessariamente l'innovazione tecnologica, la popolarità o il successo commerciale, ma la capacità di produrre nuove forme di esperienza, di conoscenza e di immaginazione.

Naturalmente, istituire una nuova categoria non sarebbe semplice. Il Nobel è vincolato a una volontà testamentaria e a una tradizione consolidata. Ma la storia stessa del premio dimostra che il suo perimetro non è immutabile: l'Economia, dopotutto, è arrivata molto dopo.

E allora perché non aprire almeno una discussione?

Viviamo nell'epoca delle petizioni per qualsiasi cosa. Per una volta potremmo lanciarne una che abbia un preciso significato culturale.

Noi sottoscritti chiediamo alla Fondazione Nobel di riconoscere finalmente il contributo fondamentale delle arti visive alla storia e al progresso dell’umanità.

Dalla fotografia al cinema, dalla videoarte alle immagini digitali, le arti visive hanno trasformato il nostro modo di conoscere, interpretare e abitare il mondo.

Riteniamo pertanto urgente istituire un Premio Nobel per le Arti Visive, possibilmente prima che il primo a ritirarlo sia un’agente AI.

Firmate e condividete. Oppure mettete un like.