PHOTO
Robert Duvall in Get Low (2009) - @webphoto
Eclettico lo era, eccome. Nella sua lunghissima carriera ha interpretato quasi cento film e un numero sterminato di produzioni televisive: una varietà di ruoli degna di un attore di repertorio alla Gene Hackman. Grande caratterista di almeno tre generazioni di Hollywood, premio Oscar forse con il suo film meno ricordato, Tender Mercies - Un tenero ringraziamento. Se n’è andato a 95 anni Robert Duvall.


Robert Duvall, Tess Harper, Allan Hubbard in Tender Mercies - Un tenero ringraziamento (1982) @Webphoto
È morto “serenamente”, nella sua casa di Middleburg, in Virginia, con la moglie al fianco, Luciana Duvall, la stessa che ha affidato a Facebook l’epigrafe definitiva: “Per il mondo era un attore premio Oscar… per me era semplicemente tutto”.
Stile purissimo quello di Duvall, ovvero il rifiuto stesso dello stile in una sorta di filiazione naturale con la recitazione, dote rara di quegli interpreti che non “fanno” gli attori, lo sono e basta. Ma non era tutto istinto davvero. Duvall aveva seminato il talento con una disciplina serissima, tutta applicata al dettaglio, alle pause, al detto piano. Un naturalismo asciutto, ruvido, spesso spigoloso.


Robert Duvall in Apocalypse Now (1979) @Webphoto
Al cinema era arrivato presto, partenza non banale: nel 1962 è Boo Radley in Il buio oltre la siepe, cameo veloce e indelebile, questo era il suo marchio di fabbrica. Rimaneva addosso allo spettatore, anche quando il film finiva. Da lì comincia un percorso in crescendo: teatro, televisione, cinema, lavoro duro, lavoro vero. In silenzio, lo vedevi surfare sicuro sull’onda degli anni Settanta, quando l’America cominciava seriamente a ripensare se stessa e a cercare volti nuovi.
Per Duvall arrivano Il padrino (1972) e Il padrino - Parte II (1974): è Tom Hagen, il consigliere che non alza mai la voce, l’impalcatura “morale” della famiglia Corleone. Duvall incarna un personaggio di mefistofelica sobrietà. È l’uomo che pensa mentre gli altri tramano, agiscono, ammazzano, si ammazzano. Il calcolatore silenzioso nella violenza del melodramma.
Coppola lo richiama. Prima in La conversazione (1974), poi, soprattutto, in Apocalypse Now (1979), dove il suo Kilgore inquieta ancora. L’ ufficiale che ama il surf e la guerra con lo stesso trasporto disturbante. Un mostro? No, un uomo perfettamente a suo agio nell’assurdo.


Tra i suoi ritratti più feroci c’è però quello di Quinto potere (1976), dove interpreta un dirigente televisivo senza scrupoli. Forse è qui che si coglie meglio cosa fosse il suo segno particolare, quel dare ragione comunque al personaggio, a qualunque personaggio.
L’Oscar arriva nel 1983 con Tender Mercies - Un tenero ringraziamento: è Mac Sledge, cantante country consumato dall’alcol. Un ritratto che Duvall sottrae ad ogni tentazione di enfasi, di recita della sofferenza.


Robert Duvall in Broken Trail - Un viaggio pericoloso (2006) @Webphoto
La grandezza di Duvall, dicevamo all’inizio, è anche nella sua onnipresenza intelligente: non ha fatto solo i capolavori con la “C maiuscola”, ma film che, grazie a lui, hanno acquistato un peso specifico. E ha fatto anche il regista: nel 1997 esce L’apostolo, film scritto, diretto e interpretato da lui, dove un predicatore in caduta libera fugge, cambia nome, ricomincia. Un’opera insolita, che scandaglia la fede con energia, trattandola come ferita, fame, bisogno di parola, l’ostinazione di un uomo che non smette di cercare.


Robert Duvall in Fuori in 60 secondi (2000) @Webphoto
La televisione gli regala ulteriore popolarità con Colomba solitaria (1989), miniserie-western di enorme successo negli Stati Uniti, dove Duvall è Augustus “Gus” McCrae: “il mio Amleto”.
Non ci sarà una funzione pubblica per dirgli addio. La famiglia invita a ricordarlo con gesti semplici: guardare un grande film, raccontare una storia a tavola, fare un giro in campagna. Un congedo che gli sarebbe piaciuto. Sottotraccia com’è stata la sua vita e il suo approccio alla recitazione. Sottotraccia ma capace di definire in maniera indelebile un’epoca lunga e il suo tormentato immaginario.
