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Marjane Satrapi, @Webphoto
È difficile pensare che Marjane Satrapi non ci sia più, perché è difficile ricordare una persona più vitale di lei. Quando l’abbiamo intervistata, un anno fa, era un vulcano incontenibile, un misto di allegria, rabbia, entusiasmo, creatività, istrionismo, sempre accompagnati da un senso dell’umorismo sfacciato e strafottente. Contenerla era impossibile, ce ne siamo resi conto anche quando nel 2024, nel ricevere il Premio Le Vie dell’Immagine dalla Rivista del Cinematografo, insieme alle Giornate degli Autori e a NABA – Nuova Accademia di Belle Arti – alla Mostra del Cinema di Venezia, si è espressa a ruota libera, anche in un linguaggio non proprio da educanda.
Del resto, Satrapi era tutto fuorché un’educanda, nel senso etimologico della parola: «colei che deve essere educata». Pur avendo ricevuto un’istruzione tradizionale presso il liceo francese di Vienna – lei che era nata a Rasht, in Iran, nel 1969 da una famiglia medioborghese – ed essendo poi tornata a Teheran per laurearsi e conseguire un master, infine studiando a Strasburgo all’Istituto d’arte HEAR, Satrapi ha continuato a considerarsi autodidatta, affamata com’era di conoscenza da ogni fonte possibile, e altrettanto refrattaria a «essere educata» in termini di obbedienza e sottomissione.


Persepolis (2007), @Webphoto
Regista, disegnatrice, sceneggiatrice, pittrice, autrice di libri per bambini e attivista, Marjane Satrapi era stata mandata a Vienna a 14 anni dai genitori, che ne conoscevano il carattere ribelle, per sottrarla alle conseguenze della Rivoluzione islamica, e ha raccontato attraverso la graphic novel Persepolis il suo percorso di crescita e di acquisizione di una consapevolezza anche politica, dall’infanzia in Iran all’emigrazione nell’Europa occidentale. Persepolis sarebbe poi diventato il suo debutto da autrice e regista nel 2007, avrebbe vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes e sarebbe stato candidato agli Oscar come Miglior film di animazione. I lavori successivi da sceneggiatrice e regista – Pollo alle prugne (2011), La Bande des Jotas (2012), The Voices (2014) e Radioactive (2019) – l’hanno certificata come una voce originale e coraggiosa a favore dei diritti civili, in particolare quelli delle donne e dei dissidenti nel suo Paese di origine.


Pollo alle prugne (2011), @Webphoto
Satrapi è stata una grande sostenitrice del movimento Woman, Life, Freedom per l’emancipazione delle donne in Iran, «perché il riconoscimento dei diritti delle donne è la base della cultura democratica. Se non si riconoscono i diritti delle donne, che sono la metà della popolazione, che cosa succederà a quelli delle minoranze, degli omosessuali o di chiunque sia diverso da te?». Di recente aveva anche curato una collezione di illustrazioni intitolata proprio Woman, Life, Freedom per tramandare un «racconto collettivo» della difficile situazione nel suo Paese di origine, cui era rimasta ferocemente attaccata nonostante da tempo avesse acquisito la cittadinanza francese. «Non appartengo a nessuna nazione e allo stesso tempo a tutte», diceva. «Ovunque vada sento che quello è il mio posto e quella la mia gente perché siamo tutti esseri umani, e i loro problemi diventano anche i miei».


Radioactive (2019), @Webphoto
Satrapi si sentiva a casa a Parigi accanto al secondo marito, l’attore e produttore svedese Mattias Ripa, che purtroppo è mancato nell’aprile del 2025, a soli 53 anni. Lei ne era rimasta devastata, e il comunicato della famiglia che ha commentato la sua morte dice: «È morta di crepacuore, a poco più di un anno dalla scomparsa del marito». In qualche modo questa frase suona reale, non da melodramma d’appendice, perché abbiamo conosciuto l’intensità delle emozioni di Marjane, la fiamma vigorosa che attraversava ogni suo gesto e ogni suo discorso. «La vita è troppo triste per non riderne, perché sappiamo tutti di dover morire», ci aveva detto un anno fa, prima della scomparsa di Mattias. Pensare che la tristezza l’abbia avuta vinta su quella donna che era riuscita a sorridere (e a farci sorridere) delle peggiori nefandezze spezza il cuore anche a noi.
