PHOTO
** FILE **Legendary silent film actor-director Charlie Chaplin is shown in a scene from the 1925 silent film "The Gold Rush," in this promotional photo. Four of Chaplin's films "The Gold Rush," "The Great Dictator," "Modern Times," and "Limelight," are being released on DVD July 1, 2003, from Warner Home Video, as the first in a series of ten titles included in "The Chaplin Collection." (AP Photo/The Roy Export Company Establishment, HO). HOUCHRON CAPTION (03/03/2004): After the premiere of "Charlie: The Life and Art of Charles Chaplin" at 7 tonight on TCM, the tribute continues with a Chaplin film festival featuring 36 short films.
1,84 milioni di biglietti stimati su base annua, il 13% in meno dell'anno precedente. Presenze medie per festival crollate da 11.000 a meno di 8.000. E l'87% degli organizzatori che punta il dito contro i tempi dei bandi ministeriali. Il terzo monitoraggio Afic-Ergo Research, presentato oggi a Roma su un campione di 46 festival, racconta un settore in sofferenza, ma che stringe i denti a va avanti.
Il budget medio resta di 140.000 euro, sulla carta stabile. Ma oltre il 40% dei festival denuncia ritardi di erogazione su più della metà delle risorse previste. Per la metà degli intervistati parliamo di oltre sei mesi di attesa. Il collo di bottiglia è Roma: il 78% segnala criticità nei tempi di erogazione ministeriale, erano il 52% appena un anno fa. L'87% lamenta ritardi nella pubblicazione dei bandi stessi.
Conseguenza inevitabile: il 37% ha dovuto tagliare in corsa. Si riduce il personale coinvolto (-12% nella fase organizzativa), si abbassano le retribuzioni, si accorciano i festival di 1,4 giorni in media. Non si toccano le opere in programma ma si taglia tutto il resto.
Il ritorno delle retrospettive
Un dato da leggere con attenzione riguarda la quota di titoli molto recenti (stesso anno o anno precedente), che scende dal 78% al 52%. In parallelo, i film con più di cinque anni di anzianità esplodono al 43%, un balzo di 25 punti percentuali. Il documento non lo dice esplicitamente, ma la dinamica suggerisce una connessione diretta con la stretta economica: i costi di licensing per le novità, la sottotitolazione, i materiali promozionali freschi hanno un prezzo che le retrospettive non hanno. Programmare un classico restaurato costa meno di un'anteprima. C’è poi una tendenza generale di crescente appetibilità del “passato”, del cult, soprattutto tra le fasce di pubblico più giovane. Merito di film intramontabili che si ha il piacere di rivedere su grande schermo (o di vedere la prima volta magari) e nello stesso tempo spia di un valore stimato del contemporaneo certamente più basso.
Anche il mix dei generi si sposta: la finzione scende dal 60% al 49%, a vantaggio dell'animazione (19%, +8 punti) e del documentario (33%). L'offerta festivaliera si allontana dal mainstream genearlista, come conferma l'analisi tematica condotta con topic modelling su 431 sinossi: il filone prediletto è la memoria storica, il women film, la satira sociale. Calano action e fantasy.
Festival o evento?
Il dato forse più interessante riguarda ciò che succede attorno alle proiezioni. Il numero medio di eventi collaterali sale a 32,4 per festival, +18% rispetto all'anno precedente. Il rapporto è ormai di un evento ogni due contenuti proiettati. Ma cambia anche la natura di questi appuntamenti: calano convegni (-6%) e masterclass (-5%), crescono gli incontri tra talent e pubblico (25% del totale), i momenti di intrattenimento (concerti, aperitivi, cene) al 22%, i laboratori al 12%, e soprattutto gli eventi per bambini, che raddoppiano arrivando all'8%.
I festival, insomma, si stanno trasformando sempre di più in esperienze immersive, di prossimità, di contatto. E non a caso lo fanno uscendo dalle sale: un terzo degli spazi utilizzati per le proiezioni non sono cinema tradizionali ma luoghi appositamente allestiti: piazze, cortili, spazi industriali riconvertiti. Il festival porta il cinema dove la distribuzione commerciale non arriva.
Tutto gratis, ma senza sapere chi c'è in sala
L'accesso gratuito senza registrazione è la formula adottata dal 57% dei festival, con un balzo di 26 punti. Il biglietto per singola proiezione crolla di 20 punti al 33%. L'accredito obbligatorio precipita al 9%. È questo il paradosso più vistoso della ricerca: la gratuità avvicina il pubblico, ma senza registrazione i festival non sanno chi hanno davanti. Niente dati, niente profilazione, niente audience development. Scelta consapevole o vincolo organizzativo imposto dai tagli? La domanda resta aperta.
I giovani ci sono (eccome)
In mezzo a tutti i numeri in calo, uno resiste e anzi si rafforza. Il 57% degli atti di visione nei festival è generato da under 35. I 15-24enni da soli pesano per il 33%, otto punti in più rispetto al cinema commerciale. Il bacino complessivo di italiani over 15 con almeno un'esperienza festivaliera nel post-pandemia è di 2,5 milioni (in calo del 22% rispetto a quando si includeva il biennio pre-Covid) ma la composizione anagrafica racconta di un settore che parla ai giovani molto più di quanto faccia il circuito ordinario.
Il confronto anno su anno mostra una crescita della componente over 60 (dall'8% all'11%), a conferma che il festival funziona anche come presidio culturale per un pubblico maturo. Il suo baricentro però resta anagraficamente giovane.
Il quadro
I festival del cinema italiani stanno attraversando un ridimensionamento che non hanno scelto. Durano meno, pagano meno chi ci lavora, accolgono meno spettatori e programmano più titoli di catalogo. In compenso inventano eventi, escono dalle sale, offrono esperienze gratuite e continuano ad attrarre un pubblico giovane che il cinema commerciale fatica a intercettare con la stessa intensità. Il problema è che questa resilienza ha un limite: senza certezza sui tempi e sulle risorse, la prossima edizione potrebbe essere quella in cui il cuore, buttato oltre il budget, non basta più.
