L’accessibilità al cinema continua a essere un tema estremamente attuale, anche se molto spesso sottovalutato. L’accessibilità non ha a che fare solo con le barriere architettoniche e la possibilità di fruire di spazi e strutture. L’accessibilità, nel suo significato più profondo, ha a che fare con la cultura, quindi con gli stessi film e prodotti audiovisivi. Negli anni, specialmente dopo la pubblicazione di alcuni decreti, l’accessibilità al cinema ha assunto un ruolo e un peso diverso, persino nella richiesta di fondi e finanziamenti pubblici. Prima era quasi un più, adesso è obbligatoria. I produttori sono tenuti a sviluppare ausili come sottotitoli facilitati e audiodescrizioni. Il punto, però, rimane il modo in cui questi ausili possono essere utilizzati dal pubblico. Ed è importante anche un’altra cosa: capire a quale pubblico, effettivamente, ci stiamo rivolgendo.

Tra il 2013 e il 2014, durante l’anniversario della Fondazione Carlo Molo Onlus, è nata +Cultura Accessibile Onlus. La sua presidente, Daniela Trunfio, racconta che l’obiettivo era quello di impegnarsi per “l’accessibilità per tutti”. «Le persone disabili hanno difficoltà nel recuperare contenuti culturali. Non stiamo parlando unicamente di accessibilità fisica. Detto ciò, abbiamo preso contatti con tutte le associazioni di riferimento nazionali e regionali, compresi l’Ente Nazionale Sordi e l’Unione Ciechi, e abbiamo proposto eventi rivolti non solo a loro, ma a chiunque. E questo è un passaggio importante».

Un’idea più ampia di accessibilità

Il passaggio è importante, ribadisce Trunfio, per diverse ragioni. «In Italia la disabilità viene vista come un elemento discriminante e discriminatorio: chi ha disabilità fa un’enorme fatica per essere preso in considerazione. Spesso vengono dati degli strumenti e delle pensioni, ma non si prova a ragionare a monte, su quella che è effettivamente l’accessibilità per tutti. Ciò che riguarda la socialità e la cultura come possibilità di socializzazione non viene valorizzato. La cultura, nello specifico, fatica a essere presa in considerazione perché non paga. O se paga, paga difficilmente. L’Unione Ciechi e l’Ente Nazionale Sordi devono accedere agli stessi fondi e, spesso, entrano in conflitto tra di loro. E si crea un meccanismo perverso. Un meccanismo che, di fatto, impedisce alle persone con disabilità di vivere la propria vita».

+Cultura Accessibile, continua Trunfio, è un’associazione super partes che prova a rendere accessibile la produzione culturale alle persone con deficit, qualunque essi siano. «Parliamo anche di persone anziane e di persone che fanno fatica a muoversi, che hanno un altro genere di problemi. Puntiamo a un design “for all”: ogni struttura deve essere accessibile e utilizzabile da tutti. Così facendo, il pubblico finisce per allargarsi. E le strutture che si occupano di cultura hanno bisogno di pubblico, lo sappiamo. In più, c’è un altro discorso che va preso in considerazione: garantire l’accesso anche a chi non conosce l’italiano o lo conosce poco. La sottotitolazione facilitata, nel mondo, è usata al 75% da stranieri, non da persone sorde. Ecco la differenza e lo stacco che si deve fare».

Come nascono gli ausili per la resa accessibile

Nel corso degli anni, +Cultura Accessibile ha istituito diversi corsi per sottotitolatori: «Chiaramente non mi riferisco ai sottotitolatori interlinguistici, ma a quelli che lavorano da italiano a italiano rendendo facile – non semplice, c’è una differenza importante – l’accesso alla lingua. I sottotitoli facilitati devono rispettare determinate caratteristiche: devono essere solo su due righe, non su tre. E il loro tempo di permanenza sullo schermo deve permetterne la lettura con calma. L’altra cosa è l’audiodescrizione e l’audiodescrizione è possibile grazie ad app come MovieReading ed EarCatch».

Nel 2025, è stata lanciata la rassegna “Tutti al cinema”. Il primo anno è stato programmato La dolce vita di Federico Fellini, appena restaurato dalla Cineteca Nazionale e in versione accessibile. Ed è andata bene, dice Trunfio: «Ci sono state più di mille presenze in 14 sale. E ricordiamoci di una cosa: si trattava di un’unica proiezione a un unico orario. Di queste persone, solo 70 erano disabili». Quest’anno, invece, è stato proiettato Sogni d’oro di Nanni Moretti, sempre nella sua versione restaurata e accessibile. «La partecipazione è stata minore per diversi motivi. Deve essere normale, secondo me, andare al cinema e avere la possibilità di accedere a una proiezione sottotitolata. Si tratta di un’operazione di altissimo livello culturale. Soprattutto, però, si tratta di un’operazione democratica».

I costi per rendere accessibile un film, spiega Trunfio, sono molto contenuti: «Parliamo di circa 1500 euro. Forse, anzi, di meno. Quella che costa di più è l’audiodescrizione. Dovrebbe essere normale lavorare sulla versione accessibile, anche per una realtà come la Cineteca Nazionale. Noi, come +Cultura Accessibile, abbiamo seguito la Legge Franceschini, che ha, dalla sua, una squisitezza un po’ da Democrazia Cristiana». In che senso? «Dice che il prodotto audiovisivo deve essere accessibile per tutti, senza però specificare in che modo. È un passaggio che è stato aggiunto per adeguarsi alla legislazione internazionale. L’accessibilità veniva associata esclusivamente ai disabili. Con il decreto 82 del 2022, è stata recepita la Direttiva UE sul tema e l’accessibilità è stata considerata per tutti».

MovieReading e una partita ancora aperta

Oggi è diventato necessario depositare la resa accessibile anche per accedere al Tax Credit. Il problema, però, è un altro – così dice Trunfio. «Quando va fatta questa resa? Quando il film è uscito o sta per uscire? E poi: dove va depositata questa resa? Il produttore è obbligato a rendere accessibile un titolo, ma non ci sono altri dettagli. A volte, la resa accessibile viene depositata al momento del saldo, quando, cioè, il film è già uscito. E non ha senso. Il più delle volte la resa accessibile resta nel laboratorio che si è occupato del montaggio. L’esercente non ha la possibilità di chiedere una copia accessibile e il distributore non la mette a disposizione. Il punto è sempre lo stesso: è una questione culturale».

Vera Arma è la co-fondatrice di MovieReading e la fondatrice di Artis-Project. Da due anni, coordina l’osservatorio AUDECON, che si occupa di supervisionare l’attuazione della Legge Cinema e dei vari decreti in tema di inclusione e accessibilità. «MovieReading è l’unica app con questo scopo, che viene utilizzata in trentacinque paesi nel mondo. Ed è un’app italiana, brevettata nel nostro paese. Ed è anche l’app che viene utilizzata dalla maggior parte dei produttori e distributori. La legge italiana non richiede ancora alle major internazionali di distribuire i loro film con sottotitoli per non udenti e audiodescrizioni, mentre impone alla filiera italiana di occuparsi “dello sviluppo, della distribuzione e della diffusione” degli ausili, come indicato dal decreto interministeriale del 10 luglio 2024. Ed è qui che si gioca tutto».

Grazie a MovieReading e ad altre app simili, è possibile avere questi ausili – sottotitoli per non udenti e audiodescrizioni – sempre a portata di mano, nel proprio telefono. «Non c’è alcuna limitazione. Non servono né Internet né modifiche tecniche o infrastrutturali alla sala. Anche questo è un tema: una volta che l’ausilio è stato fatto, si può anche inserire nel DCP, nel file di proiezione, ma è impensabile che un esercente possa spendere decine di migliaia di euro a schermo per organizzare proiezioni dedicate, quantomai anacronistiche».

Chi usa MovieReading e che diffusione ha

A oggi, MovieReading ha migliaia di utenti attivi, anche nelle fasce d’età più anziane. La maggior parte degli utenti, dice Arma, usa dispositivi iOS. MovieReading fa parte di un gruppo più ampio, in cui sono presenti anche Artis-Project, che è una società che realizza ausili, e CulturAbile, che esiste dal 2010 e si occupa di accessibilità. «Su MovieReading vengono inseriti tra i cinque e i sei film nuovi ogni settimana. Una maggiore aderenza alla legge c’è. Mancano le major americane, con l’eccezione di Universal Pictures, che anche in assenza di un obbligo specifico pubblica su MovieReading sottotitoli e audiodescrizioni».

MovieReading funziona come una piattaforma aperta a tutti: ospita i file dei distributori. I sottotitoli e le audiodescrizioni non sempre sono realizzati da Artis-Project. Possono essere caricati da qualsiasi terza parte: non solo produttori e distributori, ma anche – spiega Arma – i laboratori di doppiaggio e di postproduzione. «È così che fa Universal». Tra le realtà più attente all’accessibilità c’è Fandango, che – spiega Daniela Trunfio di +Cultura Accessibile – ha una sezione che si occupa proprio di questo. Arma, invece, cita 01 Distribution, «che ha deciso già da anni, ben prima della Legge Cinema, di rendere accessibile il proprio listino», Lucky Red, Eagle Pictures e Medusa Film.

La centralità della sensibilizzazione e del valore della cultura

MovieReading ha contatti diretti con le sale, specie per quanto riguarda la sensibilizzazione all’utilizzo dei cellulari durante le proiezioni. «Fino a pochi anni fa, per ovvie ragioni, non era molto ben vista come cosa. Oggi gli esercenti sono più informati e attenti alle esigenze del pubblico cieco e sordo. Ci sono dei cinema che hanno dei tablet, su cui è installata una versione particolare di MovieReading, da dare agli spettatori che non hanno, o che non vogliono utilizzare, uno smartphone». Per accedere a MovieReading, i distributori e i produttori pagano una piccola quota, che serve sia per la gestione della piattaforma che per i costi strutturali.

Insomma, di accessibilità si parla e si parla spesso. A seconda del punto di vista, cambiano – in parte – le priorità e i problemi da affrontare. Al momento, molto è lasciato alle iniziative dei privati e delle associazioni di volontari, come +Cultura Accessibile. Quello che serve, più di tutto, è tornare a sensibilizzare le persone – in particolare, gli addetti ai lavori come gli esercenti – e abbracciare un’idea più ampia, più ecumenica, di accessibilità. Parlare dei diritti di pochi, delle minoranze, significa parlare dei diritti di tutti. Ed è importante che chiunque abbia le stesse possibilità quando si tratta di cultura. Non è semplice retorica: è riconoscere il valore profondo che i film e le opere audiovisive hanno all’interno della vita delle persone.