Un Natale stupefacente

Sarabanda in stile Feydeau per il (non)cinepanettone della Filmauro: Lillo e Greg popolareschi, mai volgari

18 Dicembre 2014
3/5
Un Natale stupefacente
Un Natale stupefacente

Cinepanettone o commedia di Natale che sia a contare è la formula, e Aurelio e Luigi De Laurentiis dimostrano di saperci fare pur avendo rispetto al passato cambiato gli ingredienti principali. Questione di proporzioni. Un tanto di ben rodata coppia comica maschile, un pizzico di bellezza femminile, un tot di umorismo di grana grossa ma senza eccedere, una puntina di tenerezza infantile e persino una spruzzata di amore gay che di questi tempi non guasta. Il tutto amalgamato nel calderone di una vicenda che per una volta non è una sequenza di gag, al contrario un insieme di eventi che si sviluppano a dovere nel corso della narrazione. Il Natale di Volfango De Biasi, seppure nel solco della tradizione, stupefacente lo è certamente perché mantiene quanto promesso e cioè la tanto auspicata inversione di tendenza. Ce n’era davvero bisogno.Lo sforzo messo in atto dagli sceneggiatori, dal regista e dai produttori si materializza in una storia corale con al centro il piccolo Matteo che, causa genitori arrestati per coltivazione abusiva di marjuana, si ritrova a passare le feste con gli zii Remo (Lillo) e Oscar (Greg). Ad animare ulteriormente la compagnia la moglie separata di Lillo con il nuovo compagno, un tatuatore assai tatuato, e una ragazza piuttosto sciroccata in fase colpo di fulmine con Greg. Come se non bastasse di tanto in tanto si fanno vivi due assistenti sociali, molto gay e parimenti ignari di esserlo, che cercano in tutti i modi di dimostrare come i due zii siano inadeguati a prendersi cura del nipote. Ma il 25 dicembre è alle porte, nulla può andare storto.Un Natale stupefacente è una sarabanda in stile Feydeau che guarda a modelli cinematografici di tutto rispetto, messi sul piatto con l’obiettivo principale di divertire lo spettatore. Qua e là, solo per fare qualche esempio, emergono atmosfere da Christmas movie americano in chiave amatriciana – del resto la storia si svolge a Roma; battute a triplo senso alla Adam Sandler quando in fuga dalle commedie romantiche; situazioni pop-trash in stile Seth Rogen ed Evan Goldberg. Ci sta tutto però, l’orizzonte comico immaginario è vasto e De Biasi & Co dimostrano di aver studiato la lezione. Non importa se alla fine il risultato con un po’ più di attenzione, e soprattutto qualche lentezza in meno, avrebbe potuto essere migliore: la rotta è tracciata. E il ricambio di attori è quello giusto. Lillo e Greg si riconfermano coppia popolaresca ma mai volgare, Ambra Angiolini decisamente sciolta nel mettersi quasi letteralmente a nudo, Paola Minaccioni sempre in vena. Poi c’è Paolo Calabresi, il tatuatore, che merita un elogio speciale per come ha disegnato l’unico personaggio rischioso del film perché decisamente sopra le righe. Sarà sufficiente per vincere la sfida al botteghino? Che la battaglia natalizia abbia inizio.

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