Un Natale al Sud

Boldi e Izzo provano ad anticipare le Feste. Ma è una comicità dal fiato corto, replicante e fuori dal tempo

30 Novembre 2016
1,5/5
Un Natale al Sud
Un Natale al Sud

Peppino, carabiniere milanese, e Ambrogio, fioraio napoletano, scoprono che i rispettivi figli, Riccardo e Simone, sono fidanzati con le coetanee Giulia e Ludovica, ma i quattro non si sono mai incontrati dal vivo. Intenzionati a risolvere il problema, i due, insieme alle rispettive mogli Bianca e Celeste, decidono di partire per una vacanza in un villaggio pugliese, sede dell’annuale ritrovo degli utenti di “Cupido.2”, app per incontri tra giovani…

Incoraggiato dal successo lo scorso anno di Matrimonio al Sud, Boldi ritorna al timone di questo Natale al Sud, che forse non è un seguito ma, altrettanto forse, poco ci manca per essere considerato la pallida fotocopia di un già sbiadito originale.  L’inizio ci prova a mescolare le carte, con Boldi che ha un nome napoletano (Peppino) e Izzo invece vagamente nobile milanese (Ambrogio). Ma si tratta di un espediente che mostra subito il fiato e si esaurisce nel frastuono delle parole, dei rumori, delle battute ripetute a gran cassa. Dopo un inizio sotto la neve, la storia presto si trasferisce al Sud, dove naturalmente splende il sole e tutti fanno bagni. Magia del cinema, dei trucchi, del chiudere la porta a Milano e riaprirla a Fasano, con una leggerezza di racconto che fa a pugni con la vicenda, fatta di equivoci, doppi sensi, ricerca di trappole, finti corteggiamenti, medicine inventate, promesse fasulle e innominabili divertimenti.

Perché Boldi, dopo aver attraversato con successo per quaranta anni tutte le sfumature della commedia, si presti a replicare una comicità vecchio stile e fuori dal tempo, pensando di rinfrescarla con aggiornamenti di patetica modernità, è un mistero di difficile soluzione. Resta che in questo copione ogni battuta è difficilmente digeribile e i numerosi caratteristi coinvolti (Debora Villa, Barbara Tabita, Paolo Conticini, Enzo Salvi, Loredana De Nardis) sono inesorabilmente coinvolti in un gioco alla eliminazione del’umorismo, nonostante ce la mettano tutta per tenere alta la tradizione dei grandi caratteristi italiani. Finita la vacanza, si torna prima nella neve di Milano poi addirittura in un cinema, dove Boldi/Izzo finiscono di vedere il film e chiedono se è piaciuto. Domanda rischiosa e esempio sgalembo di metafilm, cui seguono gli auguri di Natale a tutti gli spettatori. Auguri accolti e ricambiati. Con sincerità e senza scherzi.

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