The Witch

Finalmente un horror adulto e angosciosamente dreyeriano. Il genere riscopre una vocazione escatologica perduta

5 Agosto 2016
4/5
The Witch
Anya Taylor-Joy in "The Witch"

Si stenta a credere che ancora oggi ci sia qualcuno capace di concepire la paura come qualcosa di diverso da uno spaventoso luna park. Lui è un debuttante, Robert Eggers. Per il suo film d’esordio è lecito scomodare paragoni importanti.
Aleggia lo spettro di Dreyer in The Witch. Non un horror, ma un film sull’orrore.

Teorico, dunque noioso? Nient’fatto. Filologico piuttosto. A partire dallo spazio scenico, caratterizzato dalla presenza di campi selvatici, recinti e granai: l’hórreum latino, parola che in origine designava luoghi freddi e bui. Inospitali. Come la terra inopinatamente scelta come casa da una famiglia di timorati di Dio: il padre William, la moglie, la primogenita Thomasinm e i tre fratellini, Caleb e i gemelli Mercy e Jonas. Nomi di memoria biblica, a proposito.

Siamo nel New England del 17° secolo, Eggers lo mette in scena come si dovrebbe, ruvido e invasato, una vasta terra poco promessa. Ricostruzione certosina a partire dai dettagli: abiti, costumi, lingua, tutto riesumato partendo da testi dell’epoca, dialoghi inclusi. Filologico anche il discorso sulle radici della paura. Non un bello spavento, come si usa oggi, ma un’angoscia che come un cappio ti soffoca dentro. Timore metafisico. E qui torniamo a Dreyer.

Non a caso The Witch, la strega, è come il Vampyr : classiche figurae damnationis. Ambedue travestite da lusinghe, la vita sensuale e quella eterna. Epitomi del desiderio. All’origine c’è un atto di disobbedienza. La famiglia è stata cacciata dalla Chiesa del villaggio per l’arroganza del patriarca William. Non sappiamo altro ma in effetti l’uomo è superbo, convinto di seguire Dio come nessuno. Ma fuori della Chiesa è solo perdizione. C’è la casa del diavolo dove la famiglia, ignara, trovo riparo. Una landa arida e maledetta, con l’erba che avvelena le capre. Di fronte un bosco, non quello delle fiabe, m la selva oscura di una divina tragedia.

Immersa in una luce fioca, malsana, di un sole che non sorge né tramonta, la famiglia perde (letteralmente) pezzi, si guarda, sospetta, si disgrega. Il dito indica un punto lontano che sembra Dio ma non lo è più, non lo è ancora, non lo è mai stato. Giobbe s’inganna. La strega si palesa. Il caprone si era intromesso prima. Grande film The Witch. Horror adulto, attraversato da autentica ansia spirituale. La riscoperta nel genere di una vocazione escatologica perduta.

La drammatica lotta per la salvezza è senza effetti speciali, avviene nell’intimo di una famiglia che, come la natura lì fuori, non dà più frutti. Ostile e mortifera. Una specie di purgatorio terreno dove le anime dei dannati si dimenano, tra il giorno e la notte. Invocano il Cielo, le mani tese, mentre vanno giù. Seppur volando nel lieve inferno che le sprofonda.

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