The Last Duel

Ridley Scott si confronta con l'epica cavalleresca, guarda a Kurosawa e si concentra sullo sguardo maschile che preda la donna nella Storia. Fuori concorso a Venezia 78

10 Settembre 2021
3/5
The Last Duel
Jodie Comer as Marguerite de Carrouges in 20th Century Studios' THE LAST DUEL. Photo credit: Patrick Redmond. © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il duello è un cardine narrativo nel cinema di Ridley Scott. Già il suo esordio del 1977 ne è la prova fin dal titolo: I duellanti. Due ufficiali della cavalleria napoleonica continuano a combattersi per tutta la vita, cinque scontri in diciassette anni. Vince l’odio nella sua forma più feroce, che annulla del tutto i sentimenti. E alla fine quasi si dimentica il reale motivo della disputa. Fu la prima delle tante sfide infernali che caratterizzano i film di Scott: l’uomo contro il mostro (Alien), il replicante contro gli umani (Blade Runner), il guerriero contro il despota (Il gladiatore).

Oggi con The Last Duel è come se il regista chiudesse il cerchio aperto con la sua opera prima. A fluire sono il senso di orgoglio, i giochi di potere. E The Last Duel sembra la versione aggiornata de I duellanti. Ma decisamente più accorato e intrigante, omaggia addirittura classici come Rashomon di Kurosawa.

Anche qui assistiamo alla ricerca compulsiva della verità. Ognuno dei tre protagonisti fornisce una sua versione dei fatti. Siamo nel Trecento, il crimine commesso è uno stupro. Jean de Carrouges è sposato con la bella Marguerite de Thibouville, assediata dallo scudiero Jacques Le Gris. Per difendere l’onore della moglie, Carrouges invoca il “duello di Dio”, previsto dalla legge francese, per vendicarla e alimentare il suo prestigio. Il trio è composto da Matt Damon, Adam Driver e Jodie Comer, mentre Ben Affleck è il conte Pierre, imparentato col re di Francia.

Scott lavora sulle variazioni delle prospettive, si concentra sullo sguardo maschile che preda la donna nella Storia. Per il marito iracondo è finalmente l’occasione di redimersi davanti agli occhi del popolo. Lo scudiero appaga il suo desiderio animale, mentre la giovane vittima rischia la vita per aver denunciato il fatto. Tre capitoli, tre episodi. Con gli eventi che si accavallano, i salti temporali che si fanno imperiosi e le sequenze che si riavvolgono.

 

Matt Damon as Jean de Carrouges and Jodie Comer as Marguerite de Carrouges in 20th Century Studios’ THE LAST DUEL. © 2021 20th Century Studios. All Rights Reserved.

È come se Scott invitasse il pubblico a prendere le parti di uno dei personaggi, a schierarsi. Mentre viene messo a fuoco il tema della brutalità che da sempre si abbatte sulla donna. Lo stupro non è un crimine contro di lei, ma “contro il patrimonio del maschio”. Secondo gli uomini, s’intende. La vicenda si fa subito attuale, però Scott non vuole fare opera di denuncia. Mantiene la passione per l’affresco storico, si avvicina al suo Le crociate,  condanna le regole terrene che non seguono la giustizia e il rispetto per gli altri, ma solo il tornaconto personale.

The Last Duel ha immagini plumbee, si colora degli stati d’animo del mondo che racconta. Non ci sono vincitori, ma solo vinti. I protagonisti partono sconfitti in una realtà in cui anche i castelli non sono rifugi, ma campi di battaglia. E la vera resa dei conti si svolge in un’arena che richiama Il gladiatore: la folla urlante, la voglia di sangue per placare la sete d’intrattenimento.

Scott si conferma uno dei migliori cineasti nel mettere in scena l’epica, in una vicenda dal respiro antico, che potrebbe persino ricordare l’Iliade. Omero all’epoca del Trono di spade, in un Medioevo oscuro, crepuscolare, in cui i cavalieri sono in declino e le principesse appartengono solo alle favole. Presentato fuori concorso all’edizione 2021 della Mostra del Cinema di Venezia.

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