The Bee Gees: How Can You Mend a Broken Heart

Raccontare i mitologici fratelli Gibb. Non solo falsetti inconfondibili, Night Fever e milioni di dischi venduti: storia di un legame unico. In digital download dal 14 dicembre

27 Novembre 2020
3/5
The Bee Gees: How Can You Mend a Broken Heart

“Come puoi riparare un cuore spezzato?”. Era il 1970, i Bee Gees erano già al sesto album, il successo già lo conoscevano – certo, solamente qualche anno dopo, nel ’77 con Saturday Night Fever, divenne ben più che planetario – ma 2 Years On segnò il ritorno nel gruppo del “fratel” prodigo Robin, che dopo Odessa aveva deciso di andarsene.

How Can You Mend a Broken Heart – singolo che raggiunse la vetta delle hit americane, poi inserito nell’album del ’71 Trafalgar – celebrò in qualche modo la riappacificazione.

E ora serve a riempire di senso (non solo nel titolo) il primo documentario interamente dedicato ai Bee Gees, leggendaria band inglese-australiana con oltre 1000 canzoni all’attivo, una ventina di hit mondiali e oltre 220 milioni di dischi venduti: ci pensa Frank Marshall a raccontare i mitologici fratelli Gibb (Barry, l’unico ancora in vita, e i gemelli Maurice e Robin, morti rispettivamente nel 2003 e nel 2012).

Mandatory Credit: Photo by Globe Photos/Mediapunch/Shutterstock (10192762a)
The Bee Gees with Robert Stigwood 1978

 

Più rinomato come produttore (fondatore della Amblin Entertainment con Spielberg, Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 2019) che come regista (anche se a lui si deve il mezzo cult Alive – Sopravvissuti del ’93), Marshall mette in piedi un documentario canonico dal punto di vista strutturale (l’ascesa del gruppo, lo stile e l’evoluzione nel corso degli anni, capace di spaziare tra il pop-soft e il country-folk degli esordi fino all’approdo trionfale della disco-music), raccogliendo interviste con personaggi di tutto rispetto, musicisti contemporanei in qualche modo influenzati dal loro lavoro, da Eric Clapton a Noel Gallagher, da Mark Ronson a Chris Martin e Justin Timberlake.

L’aspetto più interessante però, naturalmente, emerge dai racconti e dalle immagini inedite della storia intima, privata, di tre fratelli che sin da piccolissimi hanno deciso di inseguire un’emozione, la gioia di cantare e creare canzoni insieme. Perché, alla fine, quello che conta davvero per restare vivi è solo questo.

The dance floor of legendary disco Paradise Garage, NYC 1979.

 “ […] Whether you’re a brother or whether you’re a mother
You’re stayin’ alive, stayin’ alive
Feel the city breakin’ and everybody shakin’
And we’re stayin’ alive, stayin’ alive […]”

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