Supernova

Harry Macqueen dirige una delicata storia d'amore on the road, con Colin Firth e Stanley Tucci in stato di grazia. Presentato alla Festa del Cinema di Roma

16 Ottobre 2020
3/5
Supernova
Stanley Tucci e Colin Firth in Supernova

L’on the road secondo Harry Macqueen. Il regista inglese utilizza il viaggio, fisico e spirituale, per ragionare sullo scorrere della vita, e lo rende un elemento ben riconoscibile del suo cinema. Fin dal suo riuscito esordio, Hinterland, la rinascita dei sentimenti passava attraverso i chilometri da percorrere. Ma come diceva Seneca: “Deve mutare l’animo, non il cielo”. Macqueen ha fatto tesoro di queste parole. Nei suoi film il panorama non è mai lo stesso e i problemi rimangono. Per questo a un certo punto c’è il bisogno di fermarsi: il cottage sul mare di Hinterland, la casa in campagna di Supernova.

Già dal titolo della sua opera seconda, l’omaggio è al “cielo” di Seneca, all’osservazione delle stelle. Stanley Tucci insegna a Colin Firth come riconoscerle, anche dal loro camper in movimento. Il richiamo sembra essere a Ella & John – The Leisure Seeker di Paolo Virzì. L’amore, una casa su ruote e la malattia. Macqueen sceglie di non concentrarsi sull’immaginario, ma sul rapporto che lega i protagonisti. Tucci e Firth qui sono innamorati. Il primo è uno scrittore, il secondo è un pianista. Tucci è affetto da una forma di demenza precoce, Firth si prende cura di lui.

Supernova è il delicato racconto di un’esistenza al suo crepuscolo, è il malinconico ritratto di una passione che non può essere vissuta. La chimica tra i due attori è il perno che fa girare la vicenda, una storia fatta di piccoli gesti, di sguardi disperati, di silenzi assordanti. Il cineasta non calca la mano, gira con sincerità. Evita i momenti melò, i luoghi comuni legati alle “commedie” romantiche dove la morte è dietro l’angolo.

 

Supernova

I momenti migliori sono quando la coppia è a tavola, è immersa nelle faccende quotidiane. Supernova è un duetto di grandi talenti, dove forse alla fine a spuntarla è Tucci, specialmente nella sequenza della cena, dove non riesce a leggere una lettera ai suoi commensali. Lunghi dialoghi, comunione con la natura, solitudine: Macqueen tiene alta l’attenzione per novantacinque minuti, affronta temi complessi, si accosta con rispetto alla sofferenza della coppia. Non invade la loro intimità, si tiene a distanza.

Non è la prima volta che Tucci e Firth condividono il set. Si erano già incontrati in Conspiracy – Soluzione finale, dove a loro si aggiungeva tra gli altri anche Kenneth Branagh, e in Gambit – Una truffa a regola d’arte, con Cameron Diaz e Alan Rickman. Ci auguriamo di vederli ancora insieme.

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