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Dopo l’enorme successo al botteghino di Super Mario Bros, un sequel c’era da aspettarselo. Anzi, era scontato. Prodotto da Illumination, in collaborazione con Nintendo e la partnership di Universal Pictures, arriva dunque un altro film dedicato all’idraulico italiano: Super Mario Galaxy. Al suo fianco ci sarà ovviamente suo fratello Luigi, ma ritroviamo anche la principessa Peach, con un ombrello magico (regalatole dall’amico- spasimante Mario) che ricorda la mitica Mary Poppins, e il perfido Bowser, ormai miniaturizzato e a quanto pare diventato “innocuo”. Alla regia tornano i due statunitensi Aaron Horvath e Michael Jelenic, già registi del precedente.
La grande novità è dunque l’entrata in scena della principessa Rosalinda, forse una scelta di marketing strategica per cercare di attrarre anche il pubblico delle bambine e bissare o magari superare l’incasso del primo (difficile vista la cifra: oltre 1,36 miliardi di dollari a livello mondiale). Tra le new entry anche il minidinosauro Yoshi. Speculari ad Anna ed Elsa di Frozen, le due principesse sono sorelle e hanno il potere della polvere di stelle.
Anche la storia tra sparizioni e ricerche si somiglia. Rosalinda, mamma dei teneri Sfavillotti, una sorta di piccole e tenere stelle senzienti, sarà rapita dal figlio di Bowser, il cattivissimo Bowser Jr., che vuole dominare l’universo per vendicarsi dell’umiliazione subita dal padre.
La scrittura è semplice, gli snodi narrativi sono essenziali e gli inseguimenti sono tanti così come i colori dei vari regni. Velocissimo, anche troppo, e dal forte impatto visivo questo secondo capitolo sul favoloso mondo video ludico pecca però proprio per la sua corsa eccessiva che da un lato mantiene costante l’attenzione dello spettatore, ma al tempo stesso toglie spazio a una riflessione più profonda sui vari rapporti familiari affrontati: quello tra i due fratelli, quello tra le due sorelle e quello tra padre e figlio (i Bowser). Nota a margine: soprattutto l’amore che Mario prova per Peach meritava un approfondimento.
