Stray

Vita da cani per le strade di Istanbul, dove i randagi sono a tutti gli effetti membri della comunità: un film a suo modo unico, piccolo e toccante. In concorso ad Alice nella Città

15 Ottobre 2020
3,5/5
Stray
Credits: Dogwoof

Istanbul è una delle poche capitali in cui i cani randagi possono gironzolare senza problemi. Stray (presentato nella 18a edizione di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della 15a Festa del Cinema di Roma) racconta il loro quotidiano, ponendoli al centro di una narrazione che lascia gli uomini sullo sfondo, come se fossero ingombranti arredi urbani.

Vivono la città con la consapevolezza di essere parte di una comunità, i cani di Istanbul, adottando un comportamento che alla sua base ha una sapienza misteriosa. Elizabeth Lo li pedina alla loro altezza e, nell’arco di poco più di un’ora, realizza un film unico nel suo genere, cinema che a partire dal documentario offre prospettive nuove per raccontare la realtà.

Spesso abituati a pensare ai cani come protagonisti antropomorfizzati nel solco delle avventure disneyane, ci ritroviamo di fronte a una storia in cui gli animali rivelano se stessi senza ricorrere ai comportamenti degli uomini. Si azzuffano per strada, procedono a slalom tra le gambe dei passanti, fissano l’orizzonte con la lingua penzolante, allattano i cuccioli, girovagano tra le buste della spazzatura, si amano nei parchi, abbaiano e ululano per comunicare con il mondo.

 

Stray è, sì, uno spaccato contemporaneo ma sottolinea l’atemporalità della vita canina ricordando la saggezza dei classici, in un repertorio di citazioni che va da Diogene a Temistio: e così evoca il fluire di esistenze esemplari che trascendono spazio e tempo, un vivere secondo natura che da millenni dovrebbe costituire una lezione da emulare.

Nell’osservare questi flâneur a quattro zampe, Lo non dimentica mai quanto l’istinto dia loro la cognizione di avere un ruolo determinante all’interno della società. Perciò mette in evidenza il rapporto con i ragazzi siriani, costretti a vivere ai margini della metropoli, tra le macerie di un’umanità che li relega a rifiuti sociali.

Sono i cani, che negli sguardi degli umiliati e offesi riconoscono un randagismo simile, a prendersi cura di loro, coscienti di essere gli unici disponibili a restituire e ricevere empatia e solidarietà: è un pezzo commovente che dà la misura di questo film piccolo ma prezioso.

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