Star Wars: Il risveglio della forza

J.J. Abrams e la rinascita di un mito. Tra cimeli e personaggi della trilogia classica e lo spostamento di genere sull'eroe protagonista. Ma l'epica di Lucas non abita più qui

16 Dicembre 2015
3,5/5
Star Wars: Il risveglio della forza
Star Wars: Il risveglio della forza

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana era possibile vedere un film e avere il tempo necessario per metabolizzarlo, prima di scriverne. Oggi, paradossalmente grati di aver firmato un embargo che ci obbligava a non proferir verbo alcuno prima delle 9.00 di questa mattina (di fatto concedendoci il lusso di una dormita), questo interregno tra la visione e l’analisi della stessa si assottiglia in maniera sempre più violenta, finendo per far coincidere il testo all’uscita in sala del film. O, come nel caso dei quotidiani, addirittura posticipandolo di un giorno. E’ il prezzo da pagare, d’altronde, quando si ha a che fare con titoli evento come questo: evento costruito alla perfezione sfruttando, naturalmente, le altissime aspettative di un universo (quello popolatissimo dei fan della saga) che, d’ora in avanti, dovrà provare a trasmigrare in un “nuovo” Universo, quello in cui la Disney e J.J. Abrams hanno voluto portare la creatura di George Lucas.

Star Wars: Il risveglio della forza

Star Wars: Il risveglio della forza

Destinato ad avvicinare (se non a superare) il record d’incassi mondiale fatto registrare da Avatar (2,7 miliardi di dollari), Star Wars: Il risveglio della forza, come noto, è l’episodio VII della saga e, pertanto, prende le mosse dopo (circa 30 anni) i fatti del Ritorno dello Jedi. Le (poche) cose che vi basterà sapere sono queste: Luke Skywalker è scomparso, ritiratosi non si sa dove in esilio volontario. Lo cercano sia i sodali della Resistenza, guidati dalla gemella di Luke, la Principessa Leia Organa (Carrie Fisher), sia i soldati del Primo Ordine, guidati dall’erede (?) di Darth Vader, il tormentato Kylo Ren (Adam Driver), nascosto dietro la maschera nera e desideroso di trovare definitive conferme nel lato oscuro della forza. Esiste una mappa per ritrovare Luke: il grande pilota Poe Dameron (Oscar Isaacs) la consegna in tempo al droide BB-8 (per “voce” e fattezze, inequivocabile erede di R2-D2) che, a sua volta, viene “adottato” da una mercante di rottami, l’impavida Rey (Daisy Ridley), con un passato misterioso alle spalle e un futuro che, poco a poco, incomincerà a svelarsi con veemenza. In mezzo a loro capiterà anche FN2187 (John Boyega), disertore degli assaltatori del Primo Ordine deciso a fuggire verso una nuova vita, insieme al quale faranno fronte comune per evitare la cattura e la morte sul pianeta Okku. Da lì a poco s’imbatteranno nei mitologici Han Solo (Harrison Ford) e Chewbacca, e il corto-circuito emotivo-spazio-temporale è completo: “Siamo di nuovo a casa”, le prime parole del contrabbandiere spaziale al socio di sempre, entrando nella Millennium Falcon.

Star Wars: Il risveglio della forza

Star Wars: Il risveglio della forza

Il nuovo (e vecchio) Star Wars (r)inizia da qui: personaggi e cimeli della trilogia classica riacquistano la scena, fatti e personaggi della trilogia prequel (Minaccia fantasma, Attacco dei cloni, Vendetta dei Sith), mai veramente amata da tutti i fan, sembrano un ricordo lontano. J.J. Abrams, come sempre, cerca nella nostalgia e nella rielaborazione estetica lo spirito di un franchise che, giocoforza, ormai quasi 40 anni fa (Una nuova speranza, 1977) rivoluzionò drasticamente l’immaginario collettivo mondiale.
E’ una missione pressoché impossibile, però, e forse proprio per questo ancora più affascinante, credere di poter regalare un nuovo “punto zero” ad una saga che, come mai nessun’altra, ha saputo radicalizzarsi in maniera così definitiva nel corso del tempo. Abrams tenta la carta (vincente, in questo senso) dello spostamento di genere per quello che riguarda l’eroe protagonista: volto semisconosciuto e pulito, quello di Daisy Ridley è un personaggio che – da qui all’arrivo dell’episodio VIII, previsto per maggio 2017 – saprà risvegliare la fantasia degli appassionati, in cerca di legami e parentele, ricordi e via dicendo. Di fatto, “costringendo” lo spettatore a spostare l’attenzione da quanto appena visto a quello che vedrà: l’ideatore di Lost, non a caso artefice di una rivoluzione fruitiva per quello che riguarda le produzioni seriali televisive, era forse l’unico davvero in grado di comprendere la vera forza di Star Wars, soprattutto oggi. La furbizia di Abrams (che ha sceneggiato il film insieme a Michael Arndt e Lawrence Kasdan, già autore de L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi) è proprio nella consapevolezza che, prima della visione, quello che conta è saper ricreare un’attesa in grado a sua volta di alimentare un Universo che deve continuamente alimentarsi di un’assenza: 7 film in 38 anni sono qui a dimostrarlo.

Daisy Ridley in Star Wars: Il risveglio della forza

Daisy Ridley in Star Wars: Il risveglio della forza

Ma J.J. Abrams, pur avendone raccolto ormai da tempo il testimone (si pensi anche all’operazione Super 8) e dimostrando una volta di più (si pensi ai due film su Star Trek) quanto riesca a destreggiarsi con disinvoltura quando si tratta di mescolare vecchie mitologie e nuove tecnologie, non sarà mai né Spielberg né Lucas, che metaforicamente finirà anche per uccidere: del primo gli manca il cuore, del secondo l’epica.
E Il risveglio della forza è un irresistibile e fatuo giro sulle montagne russe, alternato a momenti in cui sembra attendere in coda per tornare a provare brividi fugaci. In attesa, ovvio, del prossimo capitolo.

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