Spira mirabilis

Un viaggio tra i quattro elementi e la quintessenza. Per provare a scoprire l'invisibile nel tutto: la suggestione di D'Anolfi e Parenti

20 Settembre 2016
3,5/5
Spira mirabilis
Marina Vlady in Spira mirabilis

La “spirale meravigliosa” – Spira mirabilis come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli – è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si “avvolge” intorno al polo senza però raggiungerlo mai.

Spira mirabilis: il fuoco

Spira mirabilis: il fuoco

Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (L’infinita fabbrica del Duomo), guardando a questo simbolo di perfezione e di infinito, cercano in diversi luoghi del mondo di catturare la tensione dell’uomo verso l’immortalità. Tensione che, appunto, conduce alla spirale meravigliosa: il tentativo di accettare e allo stesso tempo superare i propri limiti. Senza ricorrere a particolari didascalie, i due registi spaziano tra il fuoco (Leola One Feather e Moses Bring Plenty, una donna sacra e un capo spirituale, e la loro piccola comunità Lakota che da secoli prova a resistere di fronte a una società che li vuole annientare) e l’aria (Felix Rohner e Sabina Schärer, due artigiani di Berna e titolari della PANArt, coppia di musicisti che ha inventato lo hang,

Lo hang di Felix Rohner e Sabina Schärer

Lo hang di Felix Rohner e Sabina Schärer

particolare strumento idiofono composto da due semisfere appiattite in acciaio temperato), l’acqua (Shin Kubota, scienziato e cantante giapponese che studia l’incredibile Turritopsis, una piccolissima medusa capace di rigenerarsi più volte e per questo immortale) e la terra (il processo di continua rigenerazione a cui sono sottoposte le numerose statue del Duomo di Milano): il tutto contrappuntato dalla quintessenza delle cose (l’etere aristotelico), nella persona di Marina Vlady, che dentro a un cinema fantasma scandisce il viaggio attraverso alcuni passi (rivisti) de L’immortale di Borges.

La medusa "immortale" di Shin Kubota

La medusa “immortale” di Shin Kubota

È un cinema alieno quello di D’Anolfi e Parenti, che assume sembianze a tratti indefinite e che abbraccia forme inabituali (proprio come lo strumento “costruito” da Rohner e Schärer, che alle prime sembra davvero un ufo): un oggetto volante non identificato, lanciato sullo schermo e in grado di compiere traiettorie spesso indecifrabili, capace di portare in superficie, ingrandendole, forme di vita microscopiche o, allo stesso tempo, di osservare l’invisibile svelando ciò che normalmente rimane celato.

Spira mirabilis: le statue del Duomo di Milano

Spira mirabilis: le statue del Duomo di Milano

Un “moto (d)a luogo” che dal particolare si apre progressivamente all’universale: il percorso (e di conseguenza la visione) non è semplice, il dubbio che possa risultare un film di non facile fruizione è alto, ma è allo stesso tempo indubbia la grande suggestione data da immagini (anche di ricerca, private, antiche), suoni e rumori, insieme alle bellissime musiche originali curate dallo stesso D’Anolfi. Una spirale meravigliosa, appunto: purtroppo per pochi.

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