Spider-Man: Un nuovo universo

Un “cartone animato” psichedelico, multiforme, scanzonato e un po’ dark. Forse il miglior Uomo Ragno di sempre. Con il ricordo sempre vivido di Stan Lee

4 dicembre 2018
3,5/5
Spider-Man: Un nuovo universo

A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare. Allucinazioni, mondi che si srotolano per poi contrarsi, deliri hippie e teorie cospirazioniste. In un futuro non troppo lontano. Con il cinema che si fa fumetto. Schizofrenia da dipendenza, non per le droghe del film di Linklater, ma per i supereroi. Spider-Man, in questo caso. Rifondazione: dopo la trilogia con Tobey Maguire, il poco Amazing (stupefacente) Uomo Ragno di Andrew Garfield, e il più guascone Spider-Man: Homecoming (con Far From Home in arrivo e gli intrecci in salsa Avengers), assistiamo a una rinascita.

Spider-Man: Un nuovo universo rielabora i canoni della Marvel, si spinge oltre le avventure precedenti, gioca con le dimensioni, si conferma quasi all’avanguardia. Un “cartone animato” (il primo su Spider-Man, dicono i ben informati), psichedelico, multiforme, scanzonato e un po’ dark. Tante realtà, momenti storici, “universi” che si incontrano/scontrano. Unica soluzione: uccidere Spider-Man. Per cancellare tutto quello che conosciamo, per iniziare un nuovo percorso. Come se fosse uno Sherlock Holmes di cui liberarsi, invece di un vigilante. Ma la sua scomparsa è solo un punto di partenza.

 

Torna in vita in versione noir, demenziale, futuristica, femminile, di colore… Dalla fine di uno, sorge una squadra. Perché l’Uomo Ragno è tutti noi: è “figlio” di Stan Lee, dei desideri di ogni lettore, della voglia di sentirsi “super” anche per un quarto d’ora. Mentre i disegni scorrono veloci, i tratti si fanno sfumati, e il digitale si scatena in tutta la sua potenza. In un trionfo di colori e inventiva.

Uno Spider-Man urbano (di quartiere, come ama dire), che combatte nella metropolitana, si nasconde nei vicoli, si scopre un po’ Banksy e un po’ salvatore dell’ultimo minuto. Forse Spider-Man: Un nuovo universo è il regalo più bello che si potesse fare al mitico Stan Lee. È vicino al suo spirito, ai suoi disegni, alla sua arte visionaria che ha rappresentato davvero un nuovo universo. Inventare, non fermarsi davanti alle barriere.

 

Storia di un ragazzino morso da un ragno, o forse molto di più. Problemi generazionali, difficoltà di crescere, di adattarsi. Metafora, anche sessuale, di una maturazione difficile, continua ricerca di una libertà impossibile. Mentre “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, mentre i falsi idoli crollano e resta il ricordo di chi ormai è leggenda. Così il mito dell’autore si fonde con quello della sua creatura.

La celebrazione in piazza, tutti con la maschera di Spider-Man sul volto. Non una folla che marcia per ribellarsi (V per Vendetta), ma la voce di una coscienza comune. Uomo Ragno/Stan Lee. Sul grande schermo si piange l’eroe, noi il genio che c’era dietro di lui. Effetto nostalgia. Chi ha raccolto il testimone non si ferma, e la Marvel realizza forse il miglior Spider-Man di sempre. Con lo sguardo di chi ormai è diventato adulto, e sa che la meraviglia passa soprattutto dal cuore. Titoli di coda da antologia, oltre ogni aspettativa.

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