Small Axe – Red, White and Blue

L'attesa serie di Steve McQueen arriva alla Festa del Cinema di Roma. Temi militanti, il corpo al centro, la lotta per i diritti che passa dalla quotidianità. Ecco la recensione del quinto episodio

16 Ottobre 2020
3/5
Small Axe – Red, White and Blue
SMALL AXE - RED WHITE AND BLUE - Leroy Logan (JOHN BOYEGA)

Cinque film per una serie. Cinque “episodi” indipendenti, antologici, compresi tra i 70 e i 129 minuti. A unirli sono i temi militanti, il peso della Storia, e Steve McQueen dietro la macchina da presa. Il titolo: Small Axe, una “piccola ascia” per sensibilizzare. Le puntate: Mangrove, Lovers Rock, Education, Alex Wheatle e Red, White and Blue. Le prime due erano state selezionate al Festival di Cannes.

Alla Festa di Roma hanno presentato l’ultima, Red, White and Blue, al momento l’unica che ci è stata mostrata. Servirebbe di sicuro una visione più ampia per rendersi conto delle effettive potenzialità del progetto. Non sfugge però la precisa cifra stilistica di McQueen, il suo mettere il corpo sempre al centro.

In Hunger (a oggi il suo film migliore) la carne martoriata era un simbolo di resistenza, in Shame la ricerca spasmodica del piacere portava alla tragedia, in 12 anni schiavo la violenza passava attraverso il colore della pelle, in Small Axe la fisicità di John Boyega contrasta la discriminazione. Toni trattenuti, spirito militante, il razzismo come un elemento radicato nella società, quasi impossibile da estirpare.

 

McQueen realizza un war movie in costume, dai toni polizieschi, dove la guerra è per le strade, insita nel pregiudizio, nel classismo. Tanta la carne al fuoco: il conflitto generazionale, i padri che faticano a comprendere le decisioni dei figli, gli abusi delle autorità, la difficoltà nel rimanere saldi, la questione identitaria… Boyega (Leroy Logan, realmente esistito, un faro ancora oggi) all’inizio lavora nella scientifica, poi decide di diventare un poliziotto per portare l’uguaglianza nel sistema. Chi abita nelle periferie gli urla che è “un traditore”, “un finto bianco”. McQueen descrive l’eroismo di tutti i giorni, si concentra sulla quotidianità, resta nei canoni e mantiene una regia misurata. Evita il comizio, la retorica, costruisce una narrazione “oggettiva”, soffocando le emozioni. È il contrario del modo di raccontare di Spike Lee.

Il Black Lives Matter non lo si urla per strada, qui è qualcosa di personale, intimo, un tormento che parte dalla famiglia. Il protagonista non è “solo chiacchiere e distintivo”, è un esempio per la sua comunità, che lo rifiuta perché lo accusa di essere un venduto. È una riflessione sempre più presente nel genere, che raggiungerà il suo apice nello sconvolgente “scambio di pelle” di Lovecraft Country. Se si potesse scegliere, rinnegheresti le tue origini? McQueen risponde di no, e si concentra sulla solitudine del paladino, osteggiato anche da chi dovrebbe amarlo. Red, White and Blue è solo un punto di partenza, a tratti soffocato, ma che forse riceverà ossigeno dagli altri quattro tasselli del mosaico.

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1 Comment on "Small Axe – Red, White and Blue"

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Ale
Ospite

Da precisare, Red White and Blue è basato sulla vera storia di Leroy Logan (interpretato qui da un brillante John Boyega) e suo padre che venne picchiato dai poliziotti inglese. Oggi Logan è ben conosciuto per il suo lavoro anti raziale nei ranghi della polizia. Giornalista e conferito cavaliere dalla sua Maestà la Regina.
Altri tre episodi di Small Axe sono anche basati su personaggi e fatti realmente accaduti.

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