Ci sia concesso un moto di nostalgia: pochi piaceri, per chi ama il cinema, eguagliano quello di un film comico d’altri tempi, preferibilmente muto, d’avventura, rapido senza mai farsi frenetico, insomma di quel genere che chiamiamo slapstick con un termine ormai quasi affettuoso. Alla Aardman, lo studio britannico d’animazione a cui dobbiamo trovate di autentica genialità come Wallace & Gromit, questa lezione l’hanno assimilata fino in fondo, e Shaun the Sheep: operazione Z.U.C.C.A. ne ripropone il modo comodo e stravagante di intendere il cinema, quasi una poltrona su cui lasciarsi andare.

Il titolo italiano, del tutto estraneo all’originale La bestia di Mossy Bottom e coniato con l’occhio rivolto alle zucche di Halloween, racconta di una pecora e del suo gregge alle prese con un paio di macchinari bizzarri. Il primo effetto è quello di ingrossare a dismisura le loro zucche; il secondo, ben più clamoroso, è far crescere senza freni la chioma del “fattore”, personaggio la cui sagacia, tra gli abitanti della fattoria, è inferiore a quella degli ovini. Basta poco perché il paese lo scambi per una creatura mostruosa e ne ricavi il panico.

La sceneggiatura è di Mark Burton e Giles Pilbrow, la regia di Steve Cox e Matthew Walker, e questo terzo lungometraggio dedicato alla pecora più amata del cinema d’animazione ne mostra il volto più infantile dello studio. Non per questo viene meno l’intelligenza, né quell’umorismo British di fine cesello, né la passione per l’azione che da oltre trent’anni distinguono la casa di Bristol.

Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A. © 2026 Aardman Animations Limited
Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A. © 2026 Aardman Animations Limited
Farmer standing behind the vet. The Vet typing on her laptop in the foreground.

C’è poi, e conta più di tutto, l’amore per i generi che Nick Park e Peter Lord hanno lasciato in eredità ai loro successori: un amore che si traduce in un continuo rimescolamento di horror e fantascienza, filtrato dallo spirito dei pionieri alla Buster Keaton. Il film si apre, e sarebbe difficile immaginare esordio più dichiaratamente cinefilo, con una citazione di Thriller e del suo celebre videoclip, per poi attraversare l’intero repertorio del B-movie: lo scienziato pazzo, il mostro devastatore, la folla in tumulto con torce e forconi, e al centro il presunto mostro che si dibatte come un novello King Kong.

Questo condensato di cinefilia offre a chi accompagna i bambini un secondo livello di lettura, un modo per entrare nel film dalla porta del ricordo. Ma Shaun the Sheep: operazione Z.U.C.C.A. si rivolge anche, e anzitutto, ai più piccoli, grazie alla semplicità grafica dei personaggi, alla freschezza delle gag e a una dolcezza che accompagna ogni snodo del racconto, benedetto di frequente dalla fantasia artigianale della stop motion e da quel gusto weird tipico della comicità d’oltremanica, che nella comunicazione con l’infanzia trova la sua dimensione ideale.

Rispetto ai due capitoli precedenti, l’ispirazione si fa un po’ più affaticata, e non di rado si ha la sensazione di rivedere cose già viste. Eppure, quando Cox e Walker trovano il tempo giusto, il film corre dritto per la sua strada con un ritmo di invenzioni e movimento che nel cinema di oggi ha pochi rivali. Il rischio è che venga sommerso dalla marea di titoli a tema di queste settimane; ma se per voi, e per i vostri piccoli, il cinema si fa con il cuore e con la testa ancor prima che con gli occhi, il nuovo film Aardman merita di non essere dimenticato.