Shang–Chi e la leggenda dei dieci anelli

Per la prima volta il supereroe protagonista viene dall'Asia. La Disney va alla conquista dell'Oriente, unisce più immaginari, e diverte con un'avventura visivamente imponente

25 Agosto 2021
3/5
Shang–Chi e la leggenda dei dieci anelli
Shang-Chi (Simu Liu) in Marvel Studios' SHANG-CHI AND THE LEGEND OF THE TEN RINGS. Photo by Jasin Boland. ©Marvel Studios 2021. All Rights Reserved.

L’urlo della Marvel conquista l’Oriente, la Disney continua a guardare verso i mercati dell’Est. L’incasso mondiale più alto del 2020 è stato 800 eroi di Guan Hu con 461 milioni di dollari. Cifre da capogiro, in pieno Covid. E la Disney torna all’assalto. Il live action di Mulan non ha dato i risultati sperati, quindi dovranno essere i supereroi a salvare il botteghino.

Bisogna coordinare più mondi: si parte dall’America, si vola in Asia e si attraversano nuove realtà. Shang–Chi e la leggenda dei dieci anelli è il primo film della Marvel che ha come protagonista un supereroe asiatico. Ma non fermiamoci alle apparenze. L’obiettivo dell’operazione di marketing è facilmente intuibile, ma qui è la chiave narrativa a interessarci.

Sulla parete del predestinato troneggia un poster di I guerrieri della notte di Walter Hill, per le strade di San Francisco si sgomma come se fossimo in Bullitt e si cita The Rock di Michael Bay, senza dimenticare venature alla Fast & Furious. Spostandoci in Oriente, lo scenario cambia. Le arti marziali si fanno centrali, il regista Destin Daniel Cretton destruttura il wuxia e lo ricontestualizza nel presente. Omaggi a John Woo, Johnnie To, e naturalmente Bruce Lee. In più l’uomo da sconfiggere è Tony Leung, il divo di In the Mood for Love, e a un certo punto entra in scena anche Michelle Yeow, mentre ai più giovani si strizza l’occhio con Awkwafina.

La Disney, che qui si legge Marvel, sta lavorando su due elementi: l’immaginario e la cultura. Tralasciando il politicamente corretto e le necessità legate al marchio, Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli riesce a essere un ponte, una congiunzione tra due continenti. Unisce cinefilia e luoghi comuni, ma alla fine riesce sempre a trovare una sua originalità.

 

(L-R): Ying Nan (Michelle Yeoh) and Shang-Chi (Simu Liu) in Marvel Studios’ SHANG-CHI AND THE LEGEND OF THE TEN RINGS. Photo courtesy of Marvel Studios. ©Marvel Studios 2021. All Rights Reserved.

Da una partenza più action, si affida a un incedere imponente, dove il gigantismo degli Avengers si fa sentire. La ricostruzione di universi sempre più grandi è spettacolare, e gli effetti speciali superano quelli di devastanti mostri approdati sullo schermo di recente. L’impostazione è videoludica: sconfiggi il prossimo avversario per procedere. Ma la diatriba famigliare appassiona, in particolare la guerra tra padre e figlio, dichiaratamente shakespeariana. Si aggiunge una sorella turbolenta, e un’armata di seguaci riottosi da gestire.

Oltre alle considerazioni produttive, Shang – Chi e la leggenda dei dieci anelli diverte, si conferma un’avventura multiforme, realizzata a diverse latitudini. Non avrà la forza di Black Panther, ma sul piano dell’entertainment colpisce con forza anche gli scettici.

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