Prey

Prequel del franchise Predator ambientato nei territori dei Comanche, 300 anni fa. Senza infamia e senza lode, ma l'alieno yautja ha fatto forse il suo tempo

3 Agosto 2022
2,5/5
Prey
Amber Midthunder as Naru in 20th Century Studios' PREY, exclusively on Hulu. Photo by David Bukach. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Dopo 4 film e un paio di crossover arriva anche il prequel di Predator, l’alieno yautja creato da Jim e John Thomas e apparso sul grande schermo, la prima volta, nell’87 con la regia di John McTiernan.

Presentato in anteprima italiana al Giffoni e previsto su Disney+ (etichetta Star) dal 5 agosto, Prey è ambientato 300 anni fa, agli inizi del 1700, nei territori popolati dai Comanche: qui vive Naru (Amber Midthunder), giovane guerriera feroce ed estremamente abile. Cresciuta all’ombra di alcuni dei più leggendari cacciatori che si aggirano per le Grandi Pianure, la ragazza intende proteggere la sua gente quando un pericolo minaccia il suo accampamento.

Naru è l’unica ad aver capito da alcune strane tracce che lì intorno si aggira qualcosa di ben più pericoloso di un “semplice” leone, o di un gigantesco orso: si tratta infatti di un predatore alieno (interpretato dall’ex cestista Dane DiLiegro) altamente evoluto con un arsenale tecnologicamente avanzato.

“Loro cacciano per vivere, lui vive per cacciare”: il capovolgimento di senso insito già nel titolo del film diretto da Dan Trachtenberg (10 Cloverfield Lane, ma anche il pilot di The Boys e un episodio di Black Mirror in tv) ci porta dunque ad empatizzare con questa indomita preda, giovane donna decisa ad affrancarsi in un contesto dominato dagli uomini.

Protetta dal fratello maggiore (l’esordiente Dakota Beavers), Naru non ne vuole sapere di rimanere con le altre all’accampamento: è nata per cacciare, si ritroverà però ad essere cacciata.

Cavalcando dunque l’attuale logica mainstream del romanzo di formazione declinato in chiave parità di genere, Prey non dimentica però la natura sci-fi/horror del franchise (che, va detto, ha fatto forse il suo tempo) e (si) diverte a mescolare le carte: da una parte l’emancipazione femminile che ricorda vagamente lo spirito disneyano di Brave – Ribelle, dall’altra un action sanguinolento fatto di animali e uomini sventrati e lacerati.

Dane DiLiegro as the Predator in 20th Century Studios’ PREY, exclusively on Hulu. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

La durata tutto sommato contenuta entro i 100’ e le sequenze più adrenaliniche ne fanno un prodotto a conti fatti passabile, con dei momenti francamente rivedibili – l’arrivo dei coloni francesi… – utilizzati più che altro per scandire l’atrocità del “progresso”, con l’arrivo delle armi da fuoco e le ingerenze-violenze dei bianchi ai danni dei nativi.

In attesa di un nuovo habitat storico-geografico in cui far ripiombare l’alieno, “così, de botto”, come avvenuto stavolta. E ripensando con nostalgia ai vari Schwarzenegger, Weathers dell’ancora una volta insuperato prototipo.

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