Perfetti sconosciuti

Segreti e bugie al tempo del telefonino: funziona il gioco (al massacro) delle coppie di Paolo Genovese

9 Febbraio 2016
3/5
Perfetti sconosciuti

Sembra lontano il tempo in cui Paolo Genovese esordì al cinema con Incantesimo napoletano. Era il 2001 e lui era in coppia con Luca Miniero. E la storia (un figlio napoletano che si esprimeva con accento milanese) denotava da subito quella originalità espressa ancora con Miniero e poi, a partire dal 2010, da solo con una serie di commedie tutte di crescente successo (Immaturi, Immaturi il viaggio, Una famiglia perfetta, Tutta colpa di Freud).
Ed ora ecco questo Perfetti sconosciuti dove Rocco, chirurgo plastico, ed Eva, psichiatra, invitano a casa alcuni amici per vivere insieme la notte dell’eclisse di luna. Arrivano anche Bianca e Cosimo, Lele e Carlotta, e infine Peppe, da solo perché, dice, la sua nuova compagna non si sente troppo bene. Ad un certo punto della cena, la conversazione si ferma sui cellulari, sulla loro capacità di diventare i custodi di segreti inconfessabili. Parte allora il gioco di invitare tutti i presenti a posare i telefoni aperti sulla tavola, aspettando al buio eventuali chiamate…
I nuovi dispositivi telefonici sono ormai in grado di accogliere tutti gli aspetti più imprevedibili della nostra vita quotidiana. Sono memoria, archivio, agenda, posta, conversazione. Dopo quella pubblica e quella privata – dice Genovese – sono diventati la nostra vita segreta. Quella che non vogliamo far sapere e della quale ci accorgiamo però sempre troppo tardi. Il ‘non detto’ che diventa il ‘tutto in piazza’ è al centro del copione scritto da Genovese con alcuni collaboratori e da lui diretto con la consueta scioltezza narrativa.
L’unità di luogo e di tempo rafforza il taglio di una dialettica serrata e incalzante, e opportunamente il copione si allarga a coinvolgere non solo argomenti di coppia e affettivi ma anche di lavoro, professionali, realistici. Ne emerge uno spaccato di forte modernità, a definire con esattezza la finta ‘libertà’ nella quale abbiamo tutti l’illusione di essere coinvolti. Mentre è esattamente il contrario. Tra equivoci, sorprese, colpi di scena, il racconto procede con crescente disappunto dei protagonisti, affidati ad un gruppo di attori che si muove e dialoga in bella e stringente sintonia (Giallini, Mastandrea, Leo, Battiston, Foglietta, Rorhwacher, Smutniak).
Film dunque piacevole, non privo di qualche passaggio un po’ compiaciuto, e tuttavia nell’insieme di esatta attualità.

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