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Orcolat - Bruno Pizzul
Non è mai facile rapportarsi con gli eventi realmente accaduti. La scelta è tra seguire i fatti oppure trasfigurarli attraverso il cinema. Con la macchina da presa, nell’ambito della finzione, ci si possono concedere alcune licenze poetiche, ma con il documentario? Per definizione è il genere che insegue la realtà. Ma, come insegnava John Ford in L’uomo che uccise Liberty Valance, alla fine si stampa la leggenda.
Sembra essere partito da questo presupposto il regista Federico Savonitto con il doc Orcolat. Affonda le mani nella tradizione popolare, per poi raccontare il terremoto del Friuli, cinquant’anni dopo. Attorno al focolare si narra di una creatura mostruosa, talmente grande da plasmare le montagne. Normalmente dorme, ma quando si desta sono guai per tutti. Il folklore sostiene che nel 1976 la tragedia sia nata dai suoi movimenti. Si gioca con l’incubo, s’intende. Ma Savonitto è abile nel destreggiarsi tra il mito e la storia che tutti conoscono.
La ricorrenza in Orcolat è doppia. Non si tratta solo di mezzo secolo dal disastro, ma è anche un anno dalla scomparsa del grande giornalista Bruno Pizzul (5 marzo 2025). In Orcolat la voce narrante è la sua, proprio come se fossimo ancora durante la telecronaca delle partite della nazionale italiana, con cui ha fatto sognare più generazioni. Il film è stato il suo ultimo lavoro, alcune sequenze le ha realizzate mentre era già malato.
Orcolat si svolge quindi su più piani. C’è la memoria, il ricordo, l’afflato che porta alla rinascita. Ma anche l’importanza del patrimonio culturale, che non è solo fisico. Protagoniste sono le tradizioni antiche, alle quali si unisce la selezione legata al materiale di repertorio. Si indagano gli effetti, l’intervallo tra le due scosse, la volontà di ricostruire.
Oltra alla voce indimenticabile di Pizzul ci sono quelle di altre personalità friulane: Dino Zoff, Fabio Capello, e i Tre Allegri Ragazzi Morti, band musicale molto famosa che si era formata a Pordenone. Il risultato è un ritratto completo, inedito, in cui l’obiettivo è scavare in profondità per scoprire la verità di quegli anni. Il monito è chiaro: in un territorio come l’Italia, potrebbe succedere ancora, nonostante i progressi tecnologici.
Savonitto inserisce anche elementi che appartengono all’animazione, e dimostra di conoscerne la tecnica. Orcolat è ricco di sfumature, attento al passato e al presente. Mette l’essere umano al centro e si proietta verso il futuro.
