Non è un paese per giovani

Gli italians di Veronesi? Più veri come personaggi che rappresentativi come categoria antropologica

21 Marzo 2017
3/5
Non è un paese per giovani

Tra le storie di Non è un paese per giovani, la trasmissione radiofonica condotta con Max Cervelli e dedicata agli italiani all’estero, Giovanni Veronesi non ha scelto la più rappresentativa forse, ma di sicuro la più gettonata tra chi sogna di abbandonare il Belpaese: aprire un chiosco su una spiaggia caraibica. Sandro e Luciano lasciano Roma e fanno rotta su Cuba, dove si imbattono nella strampalata Nora e sperano di fare soldi col business del chiringuito abbinato all’offerta di wifi, bene raro e ambito nell’isola. Ovviamente le cose andranno diversamente.

Più interessato come sempre alla parabola umana dei suoi personaggi che al fenomeno socio-culturale, Veronesi si limita a utilizzare l’emorragia di giovani italiani come cornice (il film inizia e finisce con i videomessaggi di alcuni connazionali in giro per il mondo) per un più classico racconto di maturazione che, senza affrancarsi mai da un certo sentimentalismo greve e dall’esotismo di facciata, sa cogliere un vero malessere generazionale brillando soprattutto per la definizione dei caratteri e per l’empatia degli interpreti (promossi tutti e tre: Scicchitano, Anzaldo e Serraiocco).
Camei di Rubini e Frassica, musiche (insistenti) di Giuliano Sangiorgi.

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