Dopo l’amore

L’autopsia di un amore secondo Joachim Lafosse. Quando il cinema “due camere e cucina” funziona

17 Gennaio 2017
3,5/5
Dopo l’amore
L'economie du couple

Che cosa succede quando un amore finisce? Quando marito e moglie sono costretti a vivere da separati in casa, tentando allo stesso tempo di non rendere dolorosa più del dovuto l’infanzia dei propri figli? Il cinema ci ha abituati spesso a drammi di questo tipo, i cosiddetti film “due camere e cucina” che, nell’ultimo periodo, soprattutto in un regista come Asghar Farhadi hanno trovato uno tra i massimi esponenti. E fa sorridere che nel nuovo film del belga Joachim Lafosse – ospitato alla Quinzaine del Festival di Cannes – la protagonista femminile sia Bérénice Bejo, che proprio grazie al penultimo film di Farhadi, Le passé, vinse come migliore attrice sulla Croisette nel 2013. Stavolta interpreta Marie, da quindici anni sposata con Boris (Cédric Kahn, già regista di, tra gli altri, La noia e Roberto Succo): l’amore è finito però, sotterrato da una quotidianità che, a quanto pare, non è riuscita a limare le inevitabili frizioni scaturite da un modo di vedere la vita totalmente differente. In mezzo, come spesso accade, ci sono finite le due gemelline di otto anni, Margaux e Jade (le esordienti Soentjens), entrambe ancora e giustamente innamorate – senza alcun tipo di preferenza – della mamma e del papà.

Ambientato per il 99% dei suoi 97’ dentro l’abitazione di Marie e Boris, L’economie du couple (bellissimo titolo che l’internazionale After Love e l’italiano Dopo l’amore non “traduce” come dovrebbe) offre un ulteriore, dignitoso sguardo al filone cinematografico sulle crisi di coppia: lineare nella scrittura (oltre che da Lafosse, lo script è firmato da Fanny Burdino, Mazarine Pingeot e Thomas van Zuylen) e interpretato senza eccessi gratuiti ma ben calibrando la tensione emotiva, il film – proprio come da titolo – si sofferma anche sugli aspetti più micragnosi di ogni fine rapporto. Ed è proprio la casa, l’unità di luogo di quella famiglia e del film stesso, a finire nel mezzo di ogni discussione quando Marie, esausta, cerca di trovare una soluzione definitiva al loro (non) stare insieme. Boris – che a quanto pare non ha mai contribuito in maniera significativa dal punto di vista economico – rivendica la metà del valore dell’abitazione in virtù dei lavori di ristrutturazione eseguiti in prima persona. È solo un pretesto per continuare a rimandare la definitiva eutanasia di un amore? Forse. Quello che interessa davvero a Lafosse, però, è mostrarsi senza soluzione di continuità indulgente e al contempo durissimo con i suoi due personaggi, naturalmente senza parteggiare per nessuno dei due, proprio come Margaux e Jade. Infinitamente amate dai due genitori, ma inevitabilmente vittime di una situazione difficilmente risolvibile.

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1 Comment on "Dopo l’amore"

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trane52
Ospite

Un mix tra Dogma 95 e Antonioni (incomunicabilità) 50 e passa anni dopo. Un mix micidiale se non lo sai gestire. Vuoi farne una piece teatrale? Perfetto. Ma il cinema è altro… Si salvano gli attori e in primis le due ragazzine, bravissime. Musica allucinante simil Einaudi/Allegri segue il tutto. Insomma, sconsigliatissimo. Alla fine si tira un sospiro di sollievo a sentire le piatte parole dell’avvocato che, a confronto di tutto il resto, sembrano essere la cosa più sensata del film.

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