L’apparizione

Mistero della fede: Giannoli sul tortuoso sentiero delle indagini canoniche, con l'approccio corretto. Quello di un cineasta animato dal desiderio di esplorare una verità umana

9 ottobre 2018
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L’apparizione

È abituato a ritrovarsi nei peggiori conflitti dei luoghi più remoti del pianeta, Jacques, inviato di punta di un quotidiano francese. Dall’ultima spedizione, però, ritorna con un terribile acufene e, cosa ben peggiore, con la salma di un suo caro amico e collega.

È un uomo spinto ad osservare e a raccontare la realtà, Jacques. Ed è forse per questo che, poco dopo il suo ritorno a casa, riceve una misteriosa telefonata dal Vaticano.

Convocato a Roma, il giornalista viene messo a conoscenza di quanto accaduto in una piccola cittadina del sudest della Francia: Anna, diciottenne orfana e novizia, sostiene di avere avuto un’apparizione della Vergine Maria.

La voce si è diffusa rapidamente e il fenomeno ha assunto dimensioni tali che migliaia di pellegrini si recano nel luogo del misterioso evento. A Jacques viene chiesto di guidare una commissione d’inchiesta incaricata di far luce sugli eventi, di scoprire cioè la verità in merito alla presunta apparizione.

Teoricamente lontanissimo dai suoi due ultimi lavori (Superstar e Marguerite), il nuovo film di Xavier Giannoli sembra invece l’ideale prosecuzione di un percorso lastricato di riflessioni legate al mistero e alla convinzione: il mistero della fede, la convinzione di poterne indagare i risvolti, in nome di una verità che a volte è impossibile decifrare con gli strumenti terreni.

Galatéa Bellugi ne L’apparizione

L’approccio di Giannoli è corretto, intanto perché non aspira a trattare la materia in termini troppo filosofici o teologici, ma si pone di fronte alla questione come cineasta animato dal desiderio di esplorare una verità umana: il giornalista (interpretato da un Vincent Lindon al solito convincente) non è né un fervido credente né un ateo mosso dal cinismo, bensì un uomo che più di ogni altra cosa è mosso dalla volontà di districare il vero dal falso.

Ma sarà possibile farlo in una situazione di questo tipo? Come può “un’apparizione” lasciare dietro di sé prove tangibili, oggettive?

Centrale, naturalmente, è il personaggio di Anna (Galatéa Bellugi): diventata in fretta e furia icona da sfruttare in termini di mercificazione e souvenir, la ragazza – che intrattiene un carteggio nascosto con qualcuno… – sembra aver sacrificato la propria vita al messaggio che sostiene di aver ricevuto, diventando in un certo senso prigioniera di coloro che vogliono diffondere la sua parola e la sua immagine.

È nell’incontro tra questi due esseri umani, Jacques e Anna, che la potenza di un mistero così insondabile deflagra, conducendo le vite di entrambi verso direzioni inaspettate. Ma è un incontro che non può prescindere dalla presenza di altri tasselli, enigmi, persone appartenenti ad un passato solo in superficie dimenticato.

 

Giannoli porta avanti il racconto mescolando il dramma interiore al giallo, eccede forse nell’utilizzo delle musiche (di Arvo Pärt) e quasi “cede” alla tentazione di dover per forza di cose chiudere in maniera assoluta un film che invece, forse, avrebbe meritato di rimanere ancor più sospeso nel limbo del mistero, dell’incertezza. Ma anche qui, probabilmente, siamo di fronte ad una “verità” tutta da accertare…

 

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