Lamb

Un'opera prima affascinate per Valdimar Jóhannsson: l'Islanda, l'incontro tra l'elemento fantastico, l'orrore, i riferimenti biblici e la mitologia. Ad Alice nella Città

20 Ottobre 2021
3,5/5
Lamb

Nella mitologia norrena, a guidare il carro del dio Thor sono due capre magiche: Tanngnjóstr e Tanngrisnir. Riescono a vivere molte vite. All’occorrenza Thor può mangiarle e rianimarle a suo piacimento. Godono di una sorta di immortalità. La loro maledizione sembra legata a quella delle interiora di Prometeo, punito da Zeus per aver rubato il fuoco per darlo agli umani. Ma questa è un’altra storia. In Lamb, l’esordio alla regia di Valdimar Jóhannsson, l’Islanda si fa teatro dell’incredibile.

Il punto d’incontro è tra l’elemento fantastico, l’orrore e il racconto di formazione. Nelle lande desolate la natura si fonde con l’uomo, anche da un punto di vista fisico. Un bambino con la testa d’agnello trova dei nuovi genitori. Il fiabesco viene ridefinito, il sogno si specchia nella realtà. Il tema dell’essere madre e padre recupera una dimensione nuova, che supera lo sguardo, la comune azione del vedere.

Lamb è un film che invita ad andare in profondità, a superare ogni barriera. L’incubo si unisce alla favola, l’immaginario viene ribaltato. La classica narrazione orale legata all’incontro intorno al fuoco assume un nuovo significato. La leggenda diventa qualcosa di tangibile, e a mescolarsi sono sacro e profano. Il bambino che nasce “diverso” potrebbe appartenere a una nuova stirpe, il richiamo è biblico.

Ma in Lamb a dominare è anche un rinnovato senso di tenerezza. L’altro non spaventa, anzi la particolarità si trasforma nella chiave per essere amati. Il film è un’opera prima affascinante, anche se a tratti respingente. Sfida le consuete regole della narrazione (e della logica), e con il suo ritmo quieto prepara la tempesta. La donna al centro della vicenda ha il volto di Noomi Rapace, qui immersa in un paesaggio spettrale, nebbioso, fuori dal mondo. La modernità non è arrivata in quei luoghi, che rivendicano una dimensione ancestrale, fatta di solitudine e cupe credenze.

Jóhannsson lavora sulle emozioni primarie, porta, senza compiacimento, i sentimenti più oscuri alla luce del sole. E costringe a confrontarsi con le pulsioni a cui non si può sfuggire, con l’impossibile che si concretizza. Lamb è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes in Un Certain Regard, ed è andato poi a impreziosire il programma di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. Prossimamente in sala nel 2022, verrà distribuito da Wanted Cinema.

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