Io sono Tempesta

Luchetti torna alla commedia sociale, in tono farsesco. E trova l'ottima contrapposizione/alchimia tra Marco Giallini e Elio Germano

10 aprile 2018
3/5
Io sono Tempesta

Dopo Chiamatemi Francesco – film che raccontava la giovinezza di Papa Bergoglio – Daniele Luchetti torna alle (più congeniali) atmosfere della commedia sociale con Io sono Tempesta, titolo di per sé già abbastanza “programmatico”.

Tempesta è Numa, Numa Tempesta, un affarista senza scrupoli che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, passando le notti insonni.

In ballo ha un nuovo progetto da milioni di euro in Kazakistan, ma – inaspettata – la legge torna a chiedergli il conto: condannato in via definitiva per una vecchia frode fiscale, Tempesta deve scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza.

Qui, per la prima volta nella sua vita, dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla. E incontra Bruno, un giovane padre che ha perso tutto dopo la separazione con la moglie, tranne il figlio preadolescente Nicola, che è rimasto a vivere con lui.

Scritto insieme a Sandro Petraglia e Giulia Calenda, il film di Luchetti – che a quanto pare prende le mosse dalla vera notizia di qualche anno fa, con Silvio Berlusconi condannato ai servizi sociali – si sposta ben presto sul terreno della farsa e trova nella felice performance dei suoi due protagonisti, Marco Giallini ed Elio Germano, il primo punto a favore di una commedia che pur non raccontando nulla di nuovo si lascia vedere con gusto.

Marco Giallini e Franco Boccuccia

 

Non tanto, non solo, per la (facile) contrapposizione tra il ricco senza scrupoli e un padre senza più nulla, tra un uomo senza nulla a parte i suoi soldi e le sue ricchezze e un altro, indigente sì, ma ancora amato, quanto piuttosto per l’intelligente e oculata scelta di casting che mescola gente presa dalla strada (tra tutti, Franco Boccuccia, già visto nel recente Il più grande sogno di Michele Vannucci) ad attori professionisti.

Certo, i richiami a certe situazioni e/o dinamiche già percorse dal nostro cinema più glorioso non mancano (Brutti sporchi e cattivi torna alla mente più volte, e come non pensare anche a Un povero ricco con Renato Pozzetto?), ma non latitano nemmeno ottimi momenti di comicità pura, dati appunto dalla verve e credibilità dei comprimari “poveri”. Che, a dispetto di qualunque luogo comune politically correct, sapranno dimostrare di essere più “fiji de ‘na mignotta” del loro inaspettato “maestro di vita”.

Simonetta Columbu in una scena del film

Nel cast anche Eleonora Danco (che nel 2015 ci sorprese positivamente con N-Capace), è Angela, la direttrice del Centro di accoglienza e Simonetta Columbu (è Radiosa, giovane escort che studia da psicologa), figlia di Giovanni Columbu, regista del bellissimo Su Re.

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