Impressionisti segreti

L’impressionismo attraverso cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni private ed esposti per la prima volta al pubblico. Racconto didattico e coinvolgente di una grande rivoluzione artistica

10 Febbraio 2020
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Impressionisti segreti

È diventato ormai un appuntamento molto atteso, quello de La Grande Arte al Cinema. Progetto originale ed esclusivo con cui, da qualche stagione, Nexo Digital porta nelle sale cinematografiche viaggi immersivi nel mondo dell’arte.

Il nuovo capitolo, prodotto insieme a Ballandi e diretto da Daniele Pini, è dedicato alla rivoluzione artistica del movimento impressionista. L’occasione è data dalla mostra Impressionisti segreti, allestita al Palazzo Bonaparte di Roma, in cui, fino all’8 marzo, sono esposti oltre cinquanta tesori provenienti da collezioni private raramente accessibili al pubblico.

Claude Monet, L’ile aux Orties (1897)

Quasi una rivincita dell’arte sul potere. Napoleone III, infatti, aveva negato ai pittori impressionisti di esporre le loro opere nel Palazzo Bonaparte. Chi non potrà visitare la mostra, può scoprire grazie a questo documentario i capolavori nascosti di Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross. Artisti che, come spiegano le curatrici della mostra, Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu, infransero i codici del passato per comunicare una nuova visione del mondo.

Lasciarsi assorbire dalla pittura per raccontare non la grande storia ma la vita di tutti giorni. E trasmettere  l’instancabile bisogno di catturare l’istante per sfidare il tempo ed eliminare la distanza tra realtà e interpretazione. Sono forse questi i motivi che permettono all’impressionismo di non passare mai di moda. Un movimento artistico proiettato al futuro, che ha aperto la strada a tutte le generazioni successive.

Impressionisti segreti è chiaramente un veicolo per la mostra omonima. Eppure ha una qualità tale che lo rende un ottimo supporto didattico e divulgativo, autonomo rispetto alla circostanza promozionale. Merito di un approccio colto ma non paludato e di una confezione elegantemente pop.

Berthe Morisot, Devant la psyché (1890)

Ad accompagnare gli spettatori, gli storici dell’arte Alain Tapié e Sergio Gaddi, la scrittrice e saggista Melania Mazzucco, il fotografo e regista Fabio Lovino, l’artista Giuliano Giuman e il collezionista Scott Black. Attraverso i loro interventi, riusciamo a capire quanto davvero il movimento abbia rappresentato una rivoluzione nel modo dell’arte figurativa. E tra profili di maestri celebrati, da Pierre Renoir che “amava le donne e i colori” e Édouard Manet che esaltando il nero costruisce un ponte tra la pittura spagnola e quella francese, emergono anche artisti meno esposti.

Come la pittrice Berthe Morisot. Donna di rottura con la pittura accademica, capace di immortalare l’intimità senza cedere alla volgarità: “più è schiava della sua intransigenza, più la sua pittura si schiarisce”.

Impressionisti segreti si spinge fino alle innovazioni scaturite dall’impressionismo stesso. Dal puntinismo, che pone lo spettatore nella condizione di mettere insieme i colori sulla tela, all’arte astratta fino alle avanguardie che trovano in Picasso il massimo esponente.

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