Chi è cresciuto con i libri della Salani o del Battello a Vapore, cioè le grandi collane dedicate alla letteratura per ragazzi, avrà sicuramente incontrato il nome di Sir Michael Morpurgo, scrittore tra i più importanti del settore, autore di oltre cento volumi spesso attraversati da temi ricorrenti come il riscatto degli outsider e il rapporto con la natura. Qualche suo romanzo è stato trasposto sul grande schermo, come War Horse per la regia di Steven Spielberg, ma l’adattamento del suo Il regno di Kensuke è il primo a scegliere l’animazione, tradizionalmente la forma più efficace per dialogare con il pubblico infantile che potrebbe facilmente riconoscersi nel protagonista e nella sua avventura.

Lo statuto culturale di Morpurgo è tale che ad occuparsi dell’adattamento c’è Frank Cottrell-Boyce, che attualmente riveste la carica celebrativa di Children’s Laureate, assegnata nel Regno Unito ogni due anni a uno scrittore o illustratore di libri (Morpurgo fu il terzo titolare, tra il 2003 e il 2005). Un’autorevolezza che consegna il film, diretto da Neil Boyle e Kirk Hendry, all’antologia dei grandi racconti per i giovanissimi, didattici ma avvincenti, educativi senza essere pedanti, emozionanti e istruttivi. E ben sostenuta da un’animazione tradizionale nel tratto, nitida nel definire il contesto, suggestiva con grazia, artigianale per ciò che esprime.

Il regno di Kensuke
Il regno di Kensuke

Il regno di Kensuke

Eroe della storia è l’undicenne Michael, partito con la sua famiglia partono per un viaggio in barca a vela lontano da tutto e tutti. Quando una temepsta si abbatte su di loro, Michael e la sua cagnetta Stella naufragano in un’isola sperduta dell’Oceano Indiano. Una lotta per la sopravvivenza che si trasforma in qualcosa di più affascinante e sorprendente quando Michael scopre che l’isola è presidiata da Kensuke, un vecchio uomo giapponese dal passato misterioso che si è ritirato lì dalla Seconda Guerra Mondiale, convinto che la sua famiglia fosse perita a Nagasaki. Dapprima preoccupato che quel ragazzo possa svelare il suo segreto al mondo, Kensuke, che vive in comunione con la natura e gli oranghi, si avvicina a Michael, accudendolo e proteggendolo fino all’arrivo dei bracconieri.

Tipico romanzo di formazione in cui il più giovane diventa una figura fondamentale, educativa e terapeutica anche per il più grande, Il regno di Kensuke recupera il senso dell’avventura delle grandi narrazioni classiche (Il Robinson svizzero e Swallows and Amazons più che il prototipo Robinson Crusoe), sottolinea la distanza tra la vita in mare dei borghesi affascinati dall’ignoto e quella ascetica di chi ha rinunciato al mondo di fuori, celebra il tema della trasmissione di un sapere che ha a che fare con l’intelligenza emotiva e la comunicazione interiore. Certo, pur senza rinunciare a passaggi cruciali (c’è una morte straziante ma risolta un po’ in sordina), evita di turbare troppo il pubblico di riferimento (il passato di Kensuke è suggerito tramite degli schizzi) e si preoccupa di ristabilire l’ordine come lo schema impone. Gradevole, limpido, rassicurante. Versione originale con un notevole cast vocale, con Cillian Murphy e Sally Hawkins a dar la voce ai genitori e Ken Watanabe che doppia Kensuke.