I nostri

Otto studenti alla scoperta delle comunità religiose che popolano Bologna. Un documentario su uno spaccato vivo ma poco raccontato della realtà italiana, in concorso a Tertio Millennio

10 Dicembre 2019
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I nostri

Otto studenti universitari – quasi tutti iscritti a facoltà a indirizzo umanistico, sociale o educativo – sono coinvolti in un progetto di ricerca sul mondo delle comunità religiose che popolano la loro città, Bologna. Con più di 60.000 stranieri di 149 nazionalità, registra una tra le più alte percentuali in Italia.

I nostri segue le discussioni del gruppo e gli incontri dei ragazzi con le comunità e le loro guide spirituali, nei luoghi di culto più ordinari e in quelli più nascosti e improbabili (garage, capannoni industriali, alberghi).

Un percorso di scoperta in cui emergono domande che interrogano tutti noi, al di là delle differenze religiose e socio-economiche. Cosa significa avere una fede? Cosa vuol dire credere a proprio modo? Condurre una vita da credenti coincide con l’essere davvero credenti? Cosa s’intende con il concetto di ricompensa? Fino a una questione chiave dei nostri giorni: qual è il confine tra l’essere convinti della propria visione religiosa e l’essere aggressivi.

 

Una risposta che il gruppo troverà nell’ultima tappa del viaggio. Sarà l’occasione per incontrare una religiosa libanese, che ha vissuto nel suo Paese gli anni più duri della guerra, senza mai lasciarsi trascinare dall’odio religioso. A tenere insieme le diverse anime del gruppo, un giovane prete. La sua identità verrà svelata solo alla fine del documentario.

I nostri nasce da un’idea di Ignazio De Francesco e Fabrizio Mandreoli. Marco Santarelli, dopo gli ottimi riscontri ottenuti per Dustur, torna a narrare uno spaccato vivo e poco raccontato della società italiana. Una riflessione che parte anche da quella “doppia assenza” percepita dai giovani immigrati che si sentono senza un’idea di patria sia in Italia sia nel luogo d’origine.

La fede è vista come «un posto dove stare bene», la prospettiva di un altrove dove vivere la beatitudine, la possibilità di coltivare un legame personale con il proprio Dio.

Dimostrando un’autentica attenzione alla parola del prossimo, il film mette al centro il confronto con “l’altro”, che è prima di tutto una persona, con una storia e una dignità non diversa dalla nostra: siamo tutti nostri. Dedicato alla memoria di Pier Cesare Bori, storico delle religioni e fautore del dialogo interreligioso.

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