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Quando Julia Loktev arriva a Mosca nell'ottobre del 2021, il suo intento è documentare la vita quotidiana di un gruppo di giornaliste indipendenti marchiate come "agenti stranieri" dal regime di Putin. La regista americana di origine sovietica non sa ancora che, pochi mesi dopo, la Russia invaderà l'Ucraina, e che il suo reportage personale si rivelerà una testimonianza storica di portata epocale.
Arriva su MUBI I Miei Amici Indesiderati: Parte I – L'Ultima Trasmissione da Mosca, un'opera monumentale di cinque ore e mezza, suddivisa in cinque capitoli, che la critica internazionale ha accolto con consenso pressoché unanime dopo le anteprime al New York Film Festival e alla Berlinale. Un documentario paragonato, di volta in volta, a un thriller politico, a un film dell'orrore e persino a un disaster movie. In fondo utilizza un meccanismo caro a tutti e tre i generi, ovvero l’asimmetria tra le informazioni a disposizione dello spettatore – il quale sa già qual è la catastrofe che sta per abbattersi – e quelle in possesso dei protagonisti.
Cinque capitoli verso l'abisso
La Loktev organizza lo sterminato materiale girato secondo una un'architettura narrativa da romanzo più che da reportage giornalistico. I primi tre capitoli, ciascuno della durata di circa un'ora, ci restituiscono pazientemente il mondo dei personaggi attraverso conversazioni informali, frammenti di notiziari, messaggi digitali che appaiono come testi sullo schermo. Il ritmo è deliberatamente lento, quasi amatoriale, e consente allo spettatore di accostarsi all'intimità delle protagoniste prima che il terreno sotto i loro piedi cominci a cedere.


Protagonista è Anna Nemzer, conduttrice di un talk show su TV Rain, ultimo canale televisivo indipendente rimasto in Russia. e co-regista del progetto. Attraverso di lei, Loktev entra in contatto con un gruppo di giovani donne coraggiose: Ksenia Mironova, reporter il cui fidanzato giornalista è in carcere; Sonya Groysman, che registra il suo podcast dal tavolo della cucina; Alesya Marokhovskaya, giornalista investigativa che nasconde alla madre tradizionalista la propria relazione sentimentale; Irina Dolinina, che combatte l'ansia mentre la madre la rimprovera per non riuscire a trovare marito ora che è stata etichettata come agente straniero.
Gli ultimi due capitoli comprimono il tempo in modo drammatico: coprono solo pochi giorni ciascuno, quelli che precedono e seguono l'invasione del 24 febbraio 2022. L'accelerazione narrativa è devastante. La protagonista stessa del film cambia: il focus si sposta da Nemzer a Ksyusha Mironova, il cui fidanzato Ivan Safronov (in carcere da oltre un anno e successivamente condannato a ventidue anni di reclusione) diventa il simbolo di ciò che queste giornaliste rischiano restando.
La politica dell'iPhone
La Loktev gira da sola, senza troupe, con un iPhone X ormai datato. Una scelta che, nata in parte per necessità logistiche, produce un effetto estetico e politico ben preciso. Il film rinuncia programmaticamente alle tradizionali interviste con esperti, storici o commentatori esterni. Non ci sono voci autorevoli a contestualizzare gli eventi. Ci sono solo queste donne, le loro cucine, i loro uffici che sanno essere pieni di microspie, le loro battute sarcastiche, i loro pianti. La regista affida l'intera comprensione del contesto politico alla capacità dello spettatore di leggere tra le righe di conversazioni apparentemente banali.
La banalità della tirannia
Uno degli aspetti più inquietanti del documentario è proprio la rappresentazione della normalità sotto un regime autoritario. La vita, come osserva Nemzer, continua: si va al cinema, si festeggiano i compleanni, si fa il pane. Ma questa normalità è attraversata da una corrente sotterranea di paranoia che non si esaurisce mai. Gli appartamenti sono probabilmente sotto sorveglianza. I telefoni sono controllati. Le perquisizioni avvengono alle prime ore del mattino. I procedimenti giudiziari hanno esiti predeterminati.


L'obbligo imposto dal governo di accompagnare ogni contenuto giornalistico con una lunga e grottesca dichiarazione di "agente straniero" diventa un esempio perfetto di come Putin e sodali utilizzino la burocrazia come un’arma. Le giornaliste reagiscono con ironia feroce: si travestono da personaggi alla 007 per un servizio fotografico satirico, fanno maratone di interviste in cui ogni ospite richiede la formula di rito. L'umorismo è un meccanismo di sopravvivenza, del resto l'alternativa è piangere.
Questa tensione tra leggerezza e terrore, tra quotidianità e oppressione, è il cuore pulsante del documentario. Loktev cattura il modo in cui un regime autoritario non si manifesta necessariamente come oppressione attiva di tutti i cittadini, ma come persecuzione mirata di chi viene dichiarato "indesiderabile", affinché tutti gli altri restino in riga.
Gli echi sul presente
Inevitabile, vedendolo oggi, trovare delle analogie tra la Russia del 2021-2022 e gli sviluppi politici negli Stati Uniti. La cancellazione di spettacoli comici, la detenzione ingiustificata, la pressione sui media indipendenti, il tentativo di riscrivere la storia: il "manuale di Putin" ha fatto scuola.
La voce fuori campo della Loktev lo dice chiaro e tondo all’inizio: il mondo che si sta per vedere non esiste più. E più di un brivido percorre le nostre schiene a pensare che forse non è solo alla storia di ciò che è accaduto in Russia che si riferisce: è un monito su ciò che può accadere ovunque le istituzioni democratiche vengano erose gradualmente, un giorno alla volta, un decreto alla volta.
Al di là del suo ovvio valore documentario e politico, il film è una riflessione lucidissima sul comportamento umano sotto pressione. Come cambiamo quando il senso di sicurezza viene meno, come si risolve la tensione tra il desiderio di restare e la necessità di fuggire? Tematiche che la Loktev rivendica diaver sempre affrontato anche nei suoi film di finzione, solo che qui non sono più filtrate dalla finzione, sono realtà vissuta da persone reali, riprese in tempo reale, mentre il mondo intorno a loro crolla.
La seconda parte del progetto, I Miei Amici Indesiderati: Parte II — Esilio, seguirà le protagoniste dopo la fuga dalla Russia e arriverà su MUBI nel corso del 2026.
