Heart of The Sea – Le origini di Moby Dick

Ron Howard sulle tracce di Herman Melville: quando l'epica letteraria e quella cinematografica s'incontrano. E danno spettacolo

3 Dicembre 2015
3/5
Heart of The Sea – Le origini di Moby Dick
Heart of the Sea

Da dove nasce l’ossessione del capitano Achab per Moby Dick? A quali elementi di “verità” si ispirò Herman Melville per concepire il suo romanzo più celebre? Prova a raccontarlo Ron Howard che, partendo da In the Heart of the Sea: The Tragedy of the Whaleship Essex di Nathaniel Philbrick, ci riporta dapprima al 1850, ipotizzando di un incontro notturno tra Melville (Ben Whishaw) e l’ultimo sopravvissuto di quel naufragio (Brendan Gleeson) e, poco a poco, riprende la via del mare per catapultarci al 1820, quando la (dis)avventura dell’Essex, partita da Nantucket, ebbe inizio.
La subitanea rivalità tra il capitano Pollard (Benjamin Walker), lì per meriti di nascita, e il primo ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth), “campagnolo” adottato da Nantucket ma uomo di mare ormai da una vita, e una missione da compiere: tornare a casa con almeno 2.000 barattoli di olio di balena. Le cose andranno ben diversamente, la storia “ufficiale” riporterà di un naufragio dovuto ad un incagliamento, la realtà dei fatti è nel racconto dell’ormai vecchio Thomas Nickerson, all’epoca novellino (Tom Holland) e, come detto, ultimo sopravvissuto di quella tragedia.

“Sono ossessionato da questa storia e, al tempo stesso, ho paura di non saperla raccontare come merita”. Ron Howard affida al “suo” Melville le parole con cui, da una parte, sintetizzare la portata di un romanzo che, dal 1851, ha saputo rivoluzionare il concetto di epica nella letteratura americana, dall’altra per giustificare il senso dell’operazione filmica stessa.
Proprio come nel romanzo, la “verità” è affidata al racconto di un testimone – lì era Ismaele, qui Nickerson – e, attraverso l’ossessione di Melville comprendiamo (una volta di più) il perché Achab fosse così maledettamente soggiogato dalla voglia di catturare la balena bianca. Quelle pagine grondanti utopia e follia, quella discesa negli abissi (non solo marini) per andare a scovare il male degli uomini e l’imponenza della natura: c’è anche questo, nel film di Ron Howard, che ci porta addirittura nel ventre di una balena appena catturata, quasi riuscendo a farcene sentire l’odore nauseabondo. Ma Heart of the Sea, anche grazie ad un 3D finalmente non solo accessorio, prova a riavvicinarci all’origine di una storia che, tanto il tempo, quanto – soprattutto – il romanzo di Melville, hanno mutato più e più volte.
Perché, in fin dei conti, l’utopia e la follia è anche quella di gettarsi alla caccia, avvicinarsi il più possibile a verità troppo abominevoli per essere tramandate. Ma che, allo stesso tempo, non possono non trasformarsi in leggenda.

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