Green Book

On the road attraverso l’America razzista degli anni ’60. Un viaggio dell’anima, con due splendidi protagonisti: Viggo Mortensen e Mahershala Ali. Candidato a 5 premi Oscar

29 Gennaio 2019
3,5/5
Green Book

Che cos’è il Negro Motorist Green Book? Un manuale, un vademecum per una vacanza “senza pensieri”. Per persone di colore. Negli anni Sessanta elencava gli alberghi e i locali dove ci si poteva rilassare senza entrare in contatto con i bianchi. Era indispensabile, specialmente per gli automobilisti che sceglievano di andare nel profondo Sud degli Stati Uniti: l’America razzista, che ancora oggi rifiuta il diverso, quella del Ku Klux Klan, di Charlottesville, contro cui Spike Lee non smetterà mai di scagliarsi.

Si torna indietro nel tempo, al 1962, per interrogarsi sul presente. Siamo all’inizio del decennio: il Sessantotto è lontano, e l’uomo guarda la luna da migliaia di chilometri di distanza. Neil Amstrong (come ci racconta First Man – Il primo uomo) è appena arrivato alla Nasa, i fratelli Kennedy cercano di costruire un mondo nuovo, e la Guerra in Vietnam sta per entrare nel vivo.

 

In Green Book, gli Stati Uniti vengono descritti come un Paese ancorato alle vecchie tradizioni, ai retaggi di un’altra epoca. Louisiana, Mississippi, Georgia: qui sembrano aver dimenticato la dignità umana. Bianchi e neri non possono mangiare allo stesso tavolo, usare lo stesso bagno, bere un bicchiere nello stesso bar. Martin Luther King stava lottando per la parità, e sarebbe stato assassinato sei anni dopo. Il percorso per l’uguaglianza era ancora lungo.

Ma alcuni andavano già oltre le apparenze, come il buttafuori italoamericano Tony Lip e il pianista afroamericano Don Shirley. Dalla loro amicizia nasce Green Book. Sembra di rivedere A spasso con Daisy, con i ruoli invertiti. Al volante c’è Viggo Mortensen (al posto di Morgan Freeman), mentre il suo ricco datore di lavoro è Maershala Ali (nel classico del 1989 sul sedile posteriore c’era Jessica Tendy). L’artista e l’uomo di strada, gli opposti che si scontrano per poi attrarsi, e creare un legame forte.

 

Lip e Shirley si studiano, si conoscono, diventano migliori, in un on the road attraverso le ipocrisie e la discriminazione. Naturalmente non mancano i contrasti, legati alla loro educazione: da una parte le buone maniere, dall’altra la violenza come unica soluzione a ogni disputa. Ma, mentre il paesaggio fuori dal finestrino continua a mutare (deserto, boschi, città, paesi, campi e case di ricchi proprietari terrieri), i due imparano a comprendersi, a comunicare. “La strada è vita”, scriveva Jack Kerouac in On the Road.

Per i protagonisti non conta la meta, ma il viaggio, non solo “geografico”. Percorrono grandi distanze, per un paio mesi condividono ogni istante della giornata. Comprendono l’importanza del rispetto e della condivisione. Il regista Peter Farrelly (questa volta senza il fratello Bobby) abbandona i toni da commedia demenziale (Tutti pazzi per Mary, Lo spaccacuori, Scemo & + Scemo 2) per mettere in scena un racconto umano, pieno di sentimento, con una coppia di attori di grande talento. Un film che fa bene all’anima.

Candidato a 5 premi Oscar: miglior film, migliore attore protagonista (Mortensen), migliore attore non protagonista (Ali), miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio.

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3 Commenti on "Green Book"

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Giovanna
Ospite

visto ieri e devo dire che al cinema c’era una fila infinita. molto più bello di quello che mi aspettavo e loro due sono strepitosi.

Ezael
Ospite

Bellissimo, merita l’Oscar, mi ha fatto ridere e piangere. Profondo e divertente, dai tratti forti a quelli leggeri e grotteschi. I due attori hanno dato il meglio di loro stessi e i risultati sono stati eccellenti. Una storia vera che fa riflettere!

mosè giulio brescia
Ospite

Un ritorno ai grandi classici film americanio, quei bei film di una volta: se dapprima ti danno uno schiaffo alla fine stai sicuro che ti ricoprono di mille carezze per farti dimenticare che il dolore esiste e portare qualsiasi tematica alla consistenza di un marsh mallow. Continuo ad essere inorridito dal cinema americano nell’era di Trump.

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