Fratelli nemici

Polar e drama convivono nel film di Oelhoffen. Muscolare e senza sconti, con Kateb e Schoenaerts da applausi

27 Marzo 2019
3,5/5
Fratelli nemici

Ci sono le fratellanze di sangue. E quelle della strada. David Oelhoffen si concentra su queste ultime per il suo nuovo film, Frerès Ennemis (Fratelli nemici), che lo porta di nuovo in concorso a Venezia quattro anni dopo Loin des hommes.

Ritrova Reda Kateb, ma se allora lo sfondo era la metà degli anni ’50, stavolta si concentra sulla periferia parigina dei giorni nostri. L’attore interpreta Driss, poliziotto della narcotici che però non ha mai dimenticato da dove proviene. Anzi, probabilmente, è diventato sbirro proprio perché convinto di poter in qualche modo “salvare”, tenere a bada, i fratelli di un tempo.

Uno di questi è Manuel (Matthias Schoenaerts), criminale al soldo di una potente rete di narcotrafficanti. Sarà il cattivo esito di un affare di enormi proporzioni a farli incontrare di nuovo. E per sopravvivere nei rispettivi mondi dovranno aiutarsi uno con l’altro. Ma non sarà così semplice.

Muscolare ed essenziale, il film di Oelhoffen riesce a scavare in profondità anche sul terreno delle relazioni e delle emozioni: l’ottimo montaggio di Anne-Sophie Bion lo sorregge continuamente, in bilico perenne tra polar crepuscolare e drama.

Ad alternarsi senza predominanza, dunque, è tanto lo sviluppo della vicenda (chi ha ucciso l’amico/collega di Manuel in quell’agguato? Perché nell’ambiente si vuole far credere sia stato lo stesso Manuel?) quanto l’humus territoriale e “familiare” – Manuel è di fatto da sempre considerato un figlio della comunità marocchina, cresciuto insieme ai francesi di seconda e terza generazione – e le dinamiche dei rapporti malavita-forze dell’ordine.

Destinato ad una resa dei conti fatale e ad un finale senza appello, Frerès Ennemis non fa sconti. E regala un’altra, magistrale interpretazione dei suoi due protagonisti, Reda Kateb e Matthias Schoenaerts: fratelli nemici.

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