Philipp ( Alexander Fehling), scrittore e figlio di tedeschi che hanno costruito la loro fortuna sulla tragedia nazista, si è dato al buddismo per riuscire a ritrovare un po’ di pace, dopo essere stato per l’ennesima volta umiliato dal padre che detesta i suoi libri.

Il titolo Eurotrash viene dal romanzo (autobiografico) di Christian Kracht, sceneggiato a quattro mani con la regista e compagna di Kracht, Frauke Finsterwalder che firma anche il film, in Concorso alla Festa di Roma.

Dopo la morte del padre Philipp decide di recarsi a Zurigo per confrontarsi con l'anziana madre, Helene (Barbara Sukowa) una donna spigolosa, terminale, dipendente da alcol e psicofarmaci, con cui lo scrittore ha sempre avuto un rapporto conflittuale. I due decidono di fuggire insieme da Zurigo per iniziare un viaggio attraverso i panorami della Svizzera, accompagnati da un autista e da una misteriosa tassista dai tratti quasi angelici, che dovrebbe terminare in Africa.

L'obiettivo della fuga on the road è folle quanto disperato: Helene preleva una cospicua somma di denaro contante dal proprio conto bancario e la inserisce in un banale sacchetto di plastica. Madre e figlio decidono di regalare il denaro a perfetti sconosciuti o a chiunque ne abbia davvero bisogno, nel tentativo illusorio di ripulirsi la coscienza e liberarsi del peso dell'eredità familiare.

In realtà si tramuta in uno snervante odissea piena di imprevisti, malintenzionati che vogliono rubare il bottino, Helene a rischio continuo di overdose di farmaci e alcol, ma soprattutto un confronto quotidiano con le rispettive identità. Madre e figlio sono costretti a sviscerare i traumi che li tormentano da sempre: la figura manipolatoria del defunto padre, l'incapacità cronica della loro famiglia di comunicare affetto e il profondo senso di colpa nei confronti dell’ingombrante passato che non riescono a gestire.

Mentre vagano da un posto all’altro, tra situazioni surreali e grottesche, Philipp riesce finalmente a trovare ciò che ha sempre cercato nel rapporto con la madre: una forma di riconciliazione e una profonda, autentica comprensione umana. L’ottima interpretazione di Sukowa non basta per fare di una buona idea un film riuscito.