PHOTO
Election Day
Per fortuna c’è ancora qualcuno che onora l’antico legame tra politica e commedia, a maggior ragione nell’epoca in cui l’una si rispecchia nell’altra in una relazione più sconfortante che pericolosa. D’altronde se la commedia all’italiana non funziona più come una volta – o comunque non morde, ha rinunciato a provocare o semplicemente non la si vuole più fare come andrebbe fatta – è anche perché la realtà – e la politica ne è il sintomo – è diventata una degenerazione della commedia all’italiana. Basta vedere un question time alla Camera o al Senato con presidenti, ministri e parlamentari che sembrano produrre i propri interventi pensando alla viralità social e alla parcellizzazione in clip brevi e d’impatto.
È in questo contesto che nasce Election Day, nuova sortita politico-satirica di Giorgio Amato a dieci anni da Il ministro. Bravo lui a insistere su questo fronte, giacché la commedia o dà fastidio a qualcuno o non è, per di più in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo. Che l’onorevole Renata Innocenti (la sempre ottima Angela Finocchiaro), deputata di Democrazia e Progresso (il simbolo è simile a quello del Partito Democratico e la segretaria si chiama “Elisa”...) in corsa per ricoprire l’incarico di Ministro della Pubblica Istruzione, non manca di ricordarci sommariamente in un sobrio talk su Rete Quattro (niente ironie sul retequattrismo, c’è Medusa che distribuisce), quando accusa l’avversario del partito Prospettiva Nazionale (cioè Fratelli d’Italia o giù di lì) di eccessiva subalternità agli Stati Uniti.


Election Day
(Filippo De Majo)In realtà l’Italia resta fuori, in attesa del responso delle urne (la competizione è fortissima), perché Election Day ha una dimensione quasi teatrale, una specie di kammerspiel più bellico che claustrofobico in cui le finestre sul mondo sono i mille schermi del nostro quotidiano, dal computer con cui collegarsi da remoto in televisione ai cellulari che ci informano sulle ultime notizie. Come la bomba che esplode lungo il percorso dell’onorevole Innocenti: il suo compagno, giornalista sportivo (Antonio Gerardi), finisce al centro delle polemiche perché rivolge un insulto razzista con un calciatore di origine africana e gli rivolge un insulto razzista. Non solo: che fare con la figlia, avuta con un navigato collega di partito (Giorgio Tirabassi), che si è fidanzata con un attore già noto perché star del porno?
Un po’ gabinetto di guerra, un po’ scannatoio familiare e un po’ farsa caustica, Election Day distilla l’Italia nella casa dell’onorevole, mette in scena contraddizioni e ipocrisie, gioca con gli stereotipi e osa – osa, sì – la presa in giro del vannaccismo. Tuttavia, se da una parte rappresenta bene la rabbia, il rancore, il razzismo di coloro che vogliono difendere le finte verità del cosiddetto “senso comune”, dall’altra non si incarica fino in fondo del problema, riducendolo (spoiler? Fate voi) la faccenda ideologica a una questione patologica e sanitaria che un po’ ci rassicura (semmai saremo mai come loro sarà solo per un brutto scherzo del destino) e un po’ ci perplime (ma allora quali sono gli anticorpi? Questa democrazia ce li ha?).

