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Ehi, tu!
Commedia romantica, oggi: l’amore è tossico o non è; la donna non può che sfiorare il burnout; l’uomo è naturalmente codardo. Ehi, tu! torna a uno dei generi più versatili e teorici nell’intercettare e impaginare i desideri e le paure, le aspettative e le tensioni della contemporaneità, per costruire una fantasia sentimentale che diventa un incubo sessuale, un gioco di potere che si trasforma in una guerra di logoramento, un horror inizialmente mascherato da idillio campestre.
A otto anni dall’opera prima The Boy Downstairs, Sophie Brooks aggiorna Misery non deve morire alle ansie dei millennials: un ragazzo e una ragazza, entrambi sui trent’anni, che si frequentano da qualche mese senza che la relazione sia stata formalizzata, si regalano un weekend romantico in un cottage lontano dalla pazza folla.


Ehi, tu!
Lui è dolce e gentile, legge Cecità di Saramago e ammalia le venditrici di fragole; lei è innamoratissima e gelosa, sessualmente appagata dal ragazzo e pronta al grande passo. Peccato per lei, lui non ci pensa proprio a fidanzarsi ufficialmente: così, dopo un gioco erotico, lei decide di lasciarlo ammanettato al letto finché non intende cambiare idea. Si dà una mezza giornata, un tempo che lei ritiene necessario per conoscersi meglio, ma le cose degenerano e il confine tra legalità e sequestro di persona è dietro l’angolo.
Scritto dalla regista con l’eccellente protagonista Molly Gordon, Ehi, tu! è un racconto gustoso e sottilmente inquietante sulle relazioni pericolose: da una parte c’è una ragazza profondamente invaghita di un uomo ideale, sconfortata dall’ennesima delusione, che si scopre feroce come tutte le persone ferite che non sanno fare pace con i propri fantasmi, forse squilibrata e votata alle relazioni tossiche; dall’altra c’è un ragazzo probabilmente narcisista e forse inconsapevole di esserlo, che colleziona incontri per la noia della solitudine e il piacere di piacere (Logan Lerman in gran forma).


Ehi, tu!
Le manette offrono una suggestione sadomaso ma, non essendovi consenso, sono solo referenti simbolici di un rapporto disfunzionale. Non c’è una visione manichea: laddove lei rischia di risultare insopportabile mettendo alla prova la nostra empatia nei suoi confronti e passando inevitabilmente dalla parte del torto, lui diventa vittima della sua “aguzzina” come della frustrazione innescata dal suo stesso comportamento. In comune hanno i conti mai risolti con un trauma del passato, lui con il padre beccato in fragranza di tradimento e lei con una relazione burrascosa (niente spoiler).
In un certo senso, è la tipica storia etero in cui il genere determina la parte per la quale si tifa: le spettatrici dalla parte di lei, i maschi con lui. Bilanciando con intelligenza umorismo e malinconia, Ehi, tu! si rivela leggera senza cedere alla frivolezza, fresca pur mantenendo un certo calore, spericolata anche quando il giochino si fa prevedibile e registra un inatteso cambio di tono.
