Due donne – Passing

Buon debutto alla regia per Rebecca Hall, dal romanzo di Nella Larsen: una storia di rimozioni, reticenze, ossessioni nell'America degli anni Venti. Alla Festa di Roma

15 Ottobre 2021
3/5
Due donne – Passing
PASSING - RUTH NEGGA e TESSA THOMPSON. Cr: Netflix © 2021

Protetta da un cappello, incipriata quanto basta, l’afroamericana Irene (Tessa Thompson) si finge bianca all’occorrenza – “per comodità”, sostiene – e riesce a entrare nei negozi senza subire noie. Momenti che sono parentesi in un quotidiano borghese, votato alla difesa della sua comunità e alla cura della famiglia, composta da due figli e un marito (André Hollande) coi quali vive ad Harlem.

Se Irene si concede questi momenti occasionalmente, Clare (Ruth Negga) ha invece deciso di essere bianca vita natural durante. Sono state amiche d’infanzia (Claire si rivolge a Irene con il nomignolo d’un tempo, Reenie), si sono perse di vista e hanno intrapreso esistenze parallele: Clare, infatti, è sposata con un ricco affarista biondo naturalmente razzista (Alexander Skarsgård) che l’appella “negraccia” in virtù di un incarnato un po’ troppo scuro per una caucasica.

Siamo nell’America degli anni Venti, e per di più in una città, New York, dove convivono l’atavico razzismo e il fermento della cosiddetta Harlem Renaissance e, sin dalle prime scene, Due donne – Passing (titolo che allude al concetto di “farsi passare per”) si misura all’altezza di uno stratificato gioco di dissimulazioni, esaltato dalla fotografia in bianco e nero di Eduard Grau che non solo dialoga con la dicotomia bianchi/neri ma emula formalmente il cinema coevo al periodo narrato.

Con queste premesse il debutto alla regia di Rebecca Hall rischiava di restare intrappolato nella costruzione di un compiaciuto facsimile arty, peraltro in un 4:3 che sottolinea ancor di più l’evocazione rétro. E invece il calco si fa significante perché usa la trasparenza del passato per mettere in scena ciò che all’epoca restava fuori campo o nelle pieghe di un discorso indiretto.

PASSING – TESSA THOMPSON. Cr: Netflix © 2021

Tratto dal romanzo di Nella Larsen, Passing si connette alle vibrazioni de Lo specchio della vita e di tutto mélo classico, variazione di quella Imitation of Life che era titolo originale dei film di Stahl e Sirk: pensando a quelle storie, potremmo dire che Claire è una Sarah Jane che ce l’ha fatta (o perlomeno crede di avercela fatta) e Irene, fiera della sua identità, sa che sarebbe più comodo vivere da bianca, nonostante sia ben inserita nella vivace comunità afroamericana (e non sia immune a contraddizioni: il rapporto con la domestica, per esempio).

Passing è la storia di una rimozione che si rivela e porta scompiglio, di ossessioni confinano con l’ammirazione, la gelosia e l’invidia e si riflettono l’una nell’altra (spuntano specchi un po’ ovunque), di reticenze che sono menzogne in una costante lotta alla sopravvivenza. Non tutto è scavato a dovere nella sceneggiatura scritta dalla stessa Hall, ma la cura per il dettaglio e una certa attenzione all’intimità delle protagoniste rendono Passing una buona opera prima.

PASSING – RUTH NEGGA e ALEXANDER SKARSGÅRD. Netflix © 2021

Thompson dà il meglio di sé quando le luci di Grau ne tagliano il volto lasciando intravedere tanto la preoccupazione quanto la progressiva irrequietezza; Negga è un corpo contundente consapevole di essere pericoloso eppure capace di trasmette una soave malizia. Entrambe sanno raccontare attraverso sguardi malinconici e gesti calcolati la consapevolezza di essere vittime della imitation of life, dal nitore di giornate così terse da far sembrare bianche anche loro fino a notti innevati che esaltano il loro essere nere.

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