Si aggirano tre spettri sulla statale 101 di Los Angeles: quello di un rapinatore meticoloso, chirurgico, che ruba gioielli senza torcere un capello a nessuno; quello di Drive, con il suo pilota metà monaco e metà samurai, che parla poco, guida come se stesse pregando e vive di rituali immodificabili; e quello di Michael Mann, che a L.A. ha disegnato tavolozze noir magnifiche, cogliendone gli abbacinanti crepuscoli di vita.

Il primo spettro ha un nome: Mike Davis. In Crime 101 - La Strada del Crimine di Bart Layton, Mike è un ladro gentiluomo, un uomo che vive dentro un codice autoimposto: “non ferire nessuno”, “non lasciare tracce”. È un professionista invisibile e quasi asessuato, che si muove lungo la 101 con l’autocontrollo di un monaco zen. La professionalità impone isolamento, ma questo è anche il modo in cui Mike si protegge dal mondo. Hemsworth, volutamente dissonante rispetto alla sua immagine eroica, lo interpreta con incertezza funzionale, anche rischia di rimanere costantemente a metà tra introspezione e mistero.

Maya (Monica Barbaro) and Davis (Chris Hemsworth) in CRIME 101. Photo Credit_ Dean Rogers
Maya (Monica Barbaro) and Davis (Chris Hemsworth) in CRIME 101. Photo Credit_ Dean Rogers
(Dean Rogers)

È qui che fa capolino il fantasma di Drive, l’antieroe taciturno che sembra vuoto e invece è a pressione compressa (o viceversa?); l’uomo che nella vita quotidiana è impacciato, quasi inesistente, ma quando entra in azione è implacabile. Mike è sì Driver l’imprendibile, ma in un’epoca più ansiosa, chiusa, fondamentalmente mediocre. Figlio di una società che crede ancora che i soldi non fanno l’infelicità. Che fuori dal “lavoro” sembra non sapere bene dove mettere le mani.

Il terzo spettro, Mann, è il più ingombrante. Crime 101 lo evoca ma per negargli asilo. Ci sono le ombre di Los Angeles, gli animali notturni, il vivere e morire senza sosta, in pieno giorno, la ricchezza tronfia e l’accattonaggio palmo a palmo, in una routine di vite affacciate su un oceano di possibilità fasulle, nello sbrilluccicare opaco del sogno americano. Ci sono i professionisti della legge e del crimine che non sognano altro che il “walkaway money”, la cifra giusta per sparire. L’omaggio si sente, chiaro. Ma Crime 101 non è un film di Mann. Perché l’accoppiata Wislow/Layton (il film è tratto da un racconto dello scrittore newyorkese) non ha la stessa ferocia romantica del regista di The Heat, la dolente rassegnazione o la capacità di amare i personaggi senza assolverli. Mann abbraccia ovunque la condanna, qui si raccatta l’indulgenza.

Barry Keoghan stars as ‘Ormon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Dean Rogers
Barry Keoghan stars as ‘Ormon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Dean Rogers

Barry Keoghan stars as ‘Ormon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Dean Rogers

(Dean Rogers)

La storia. Mike/Davis (Chris Hemsworth) è un ladro di gioielli che colpisce lungo la 101 e si impone un codice quasi ascetico, fino a che non arriva una “complicazione” sentimentale (Monica Barbaro). Lou (Mark Ruffalo), detective dell’LAPD, individua lo “schema” del rapinatore ma deve scontrarsi con le procedure del suo dipartimento, più preoccupato a coprirsi le spalle. Sharon (Halle Berry), assicuratrice d’alto bordo per una società che spinge quelle come lei a “procacciare” clienti danarosi con le armi della seduzione, conosce le ricchezze della città dall’interno e diventa - suo malgrado - la cerniera tra crimine e legge. Ormon (Barry Keoghan) è invece la nemesi di Mike, il ladro brutale chiamato a “chiudere” i conti da un vecchio ricettatore (Nolte), re di un sottobosco in decomposizione.

Halle Berry stars as ‘Sharon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Merrick Morton
Halle Berry stars as ‘Sharon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Merrick Morton

Halle Berry stars as ‘Sharon’ in CRIME 101. Photo Credit_ Merrick Morton

(Merrick Morton)

Con un cast (non sempre valorizzato) e un numero di personaggi così importante, Crime 101 diventa soprattutto lavoro di ricomposizione. Sfora la durata (140’, è oltre lo standard per il genere) ma non buca il ritmo e tiene in tensione a lungo, fatta eccezione per i bruschi e repentini risvolti del finale. È un film old school, con una esplicita vena nostalgica – dalla passione automobilistica dei due personaggi archetipici del ladro e del poliziotto, con la venerazione per Cadillac e Mustang; alla selezione musicale (c’è una meravigliosa versione di Jersey Girl di Bruce Springsteen e una riesumata Summer of 69 di Bryan Adams); ai riferimenti cinematografici (sempre Ruffalo ed Hemsworth condividono il culto per Steve McQueen) – e inseguimenti veri, come quelli che si facevano una volta, con poco montaggio e molto lavoro di stunt.

Mark Ruffalo in Crime 101 © 2025 Amazon MGM Studios Content Services LLC
Mark Ruffalo in Crime 101 © 2025 Amazon MGM Studios Content Services LLC

Mark Ruffalo in Crime 101 © 2025 Amazon MGM Studios Content Services LLC

(Merrick Morton)

È una passione che viene però spesso soffocata da un approccio troppo cartesiano. Layton insiste sulle linee parallele, sulle traiettorie che convergono e poi confliggono, su quelle inquadrature dall’alto che suggeriscono una regia del destino. E in fondo, la sensazione che qualcuno stia “mettendo a posto” l’intreccio è coerente con l’idea di giustizia propalata dagli sceneggiatori, calvinista e molto americana: la legge è insufficiente, fallace, persino ingiusta; allora subentra la giustizia fai-da-te, ispirata da un Bene superiore. È una scorciatoia che pone più problemi di quanto non ne risolva, ma tant’è.