C’è una lunga tradizione legata alle storie sulle relazioni tra persone e animali – generalmente abbastanza edificanti, con le prime che imparano qualcosa dai secondi ai quali “manca solo la parola” – ma, come dire, è facile quando si tratta di cani (versante domestico) o cavalli (suggestioni selvagge). Meno banale esplorare il rapporto tra un’anziana signora e un polipo: d’accordo, c’è il precedente del documentario Il mio amico in fondo al mare, ma qui non ci sono né le immersioni spettacolari né l’etologia for dummies. Resta, comunque, il progetto di un feel good movie, benché evidentemente piuttosto bizzarro.

In Creature luminose (nel titolo originale del romanzo di Shelby Van Pelt all’origine del film, c’è un avverbio che conferisce un’aura perfino mitica: Remarkably Bright Creatures ,“creature straordinariamente brillanti”), lo scenario non è un incontaminato fondale marino ma un più prosaico acquario in cui vive il vecchio polpo gigante Marcellus (“in cattività”, specifica nel voice over: in originale è Alfred Molina). Nonostante l’età avanzata, Tova continua a occuparsi della pulizia dei vetri. Tra i due c’è una connessione emotiva che si rafforza quando lui cerca di fuggire e lei lo salva rimettendolo in acqua.

© 2026 Netflix, Inc.
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REMARKABLY BRIGHT CREATURES. Marcellus and Sally Field as Tova in Remarkably Bright Creatures. Cr. Courtesy of Netflix © 2026. (Courtesy of Netflix)

L’uno si rispecchia nell’altra: entrambi anziani e rispettati dalla comunità, con dei traumi mai del tutto elaborati (lui prova una devastante nostalgia, lei convive con due lutti insostenibili), infastiditi dalle chiacchiere inutili del mondo attorno e intimoriti dai contatti imprevisti. E, proprio a causa di uno di questi contatti imprevisti, Tova si infortuna, inducendo i responsabili dell’acquario ad assumere Cameron, un giovane scapestrato appena arrivato in città senza un soldo e con l’intenzione di scoprire qualcosa sulla sua famiglia. Un altro outsider, che stringerà un’insolita amicizia sia con Tova che con Marcellus.

Creature luminose vive soprattutto della grande rentrée della quasi ottantenne Sally Field, un’attrice carismatica e sorprendente che come poche sa unire tenerezza e autorevolezza: è lei a garantire la credibilità di una storia pericolosamente in bilico tra dramma fané e stucchevole stravaganza, a illuminare di grazia un film che si adegua al suo passo, ora frenetico ora rallentato. Pur condividendo la scena con il trentatreenne Lewis Pullman – che si cala bene nel ruolo di un ragazzo emotivamente alla deriva, ennesimo sad boy del cinema d’oggi – il film è un tutto e per tutto un senior movie interessato al percorso della sua eroina.

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REMARKABLY BRIGHT CREATURES. Lewis Pullman as Cameron in Remarkably Bright Creatures. Cr. Diyah Pera/Netflix © 2026. (Diyah Pera/Netflix)

E più che nell’appuntamento romantico con il gentile Colm Meaney (parentesi un po’ estemporanea), funziona quando si confronta con l’amica (Kathy Baker, altra veterana che meriterebbe più spazio, ha uno straziante benché piccolo monologo sulla solitudine) e quando si mette accanto allo smarrimento di Cameron, una sorta di nipote elettivo con il quale costruisce un’amicizia fondata sulla solidarietà e sul sostegno, ma anche dettata da un misterioso e quasi epidermico riconoscimento reciproco. Diretto da Olivia Newman, che l’ha anche scritto con John Whittington, Creature luminose è un incoraggiante melodramma sulla necessità di fare i conti con il passato e di scommettere sul futuro guardando oltre il dolore. Comfort senior movie.