Non sappiamo se il capitalismo sia il peggiore dei sistemi economici e sociali; sicuramente sappiamo che non è il migliore (eufemismo). La prima immagine di Coyote vs Acme sembra quasi una specie di espiazione: sotto il logo della Warner Animation Group, lo studio che ha prodotto il film, c’è una specifica che mette in chiaro il coinvolgimento dell’Acme Corporation, l’azienda immaginaria dell’universo dei Looney Tunes. È un gioco che annuncia la dimensione metatestuale dell’operazione e ci spiega i rapporti di forza interni alla storia, ma è anche un modo per dirci quanto questo film sia una rivincita su un certo modo di intendere gli affari. Che, sono “una cosa complessa” come dirà Foghorn Leghorn, il feroce gallo a capo della società più importante del mondo, quasi egemone e sempre dalla parte delle famiglie. Tant’è che, proprio per una mera faccenda di soldi, Coyote vs Acme rischiava di finire nell’oblio.

Piccolo riassunto. Basato su un articolo di Ian Frazier, pubblicato sul New Yorker nel 1990, (il cartello “Tratto da una storia vera” è divertente ma allusivo), Coyote vs Acme è stato progettato tra il 2018 e il 2021, girato tra il marzo e il maggio 2022 e accantonato nel novembre 2023. La Warner Bros. Discovery, infatti, aveva deciso di non distribuirlo per ottenere una detrazione fiscale, salvo poi metterlo sul mercato dopo che la notizia aveva suscitato reazioni negative negli ambienti hollywoodiani. Quotato tra i 75 e gli 80 milioni di dollari, il film non trovò un acquirente, confermando l’intenzione iniziale: cancellazione dell’uscita e svalutazione del prodotto. Risultato: mobilitazione del cast e di altri talent, campagna online per salvare l’uscita, operazioni per tenere alta l’attenzione. Nel marzo 2025, la svolta: la Ketchup Entertainment acquisì i diritti per 50 milioni di dollari.

Coyote vs Acme
Coyote vs Acme

Coyote vs Acme

Il claim dice tutto: “il film che la Acme non voleva farvi vedere” (un po’ quello che probabilmente farà Neon con Artificial di Luca Guadagnino, scaricato da Amazon perché inviso a OpenAI). Ma, nei fatti, era la Warner a non voler farci vedere Coyote vs Acme. E per un motivo abbastanza triste: uno sgravio fiscale legato anche a una mancata fiducia nel potenziale commerciale del prodotto. È difficile, insomma, non leggere il film di Dave Green (scritto da Samy Burch su storia di Jeremy Slater e James Gunn, quest’ultimo anche produttore con Chris DeFaria) alla luce di questa vicenda, come se la storia stesse contenesse già il suo destino e una possibile metafora: lo scontro tra un outsider marginalizzato e un’epitome del capitalismo.

L’outsider è Willy il Coyote, sempre più disperato perché incapace di far fuori Beep Beep. Diciamolo: Willy è un terrorista che vuole uccidere e mangiare l’imprendibile rivale ma – e qui sta una delle adorabili contraddizioni squadernate dalla storia con acume – suscita la nostra empatia perché inesorabilmente perdente. Nonostante architetti piani geniali, infatti, il poveraccio fallisce sempre e non muore solo perché – altra cosa che sarà esplicitata nel finale – “i cartoni animati sono resilienti”. Che il problema sia nei prodotti difettosi della Acme? Deciso a ottenere giustizia, si reca in città per affidarsi a un altro loser, un avvocato esperto del settore che però si è abituato a patteggiare cifre irrisorie con il colosso aziendale. Che, dopo aver sottovalutato la causa, capisce che un grande segreto potrebbe mettere a rischio l’esistenza di una multinazionale dedita alla corruzione (i politici a libro paga, le leggi ad personam, l’impunità) e ad abitare la zona grigia tra legalità e moralità.

Se ritmo sostenuto e gag irresistibili permettono a Coyote vs Acme di imporsi come una straordinaria, scatenata e trasversale commedia giudiziaria, è tutto l’apparato tematico e teorico a renderlo uno dei migliori film in tecnica mista dai tempi del capolavoro Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Il côté metatestuale è efficace, dall’incipit “crime” che sembra un found footage agli inserti tratti dalle Merrie Melodies quasi fossero flashback al recupero coerente del personaggio del dottor Lorre (omaggio a Peter) passando per l’utilizzo indiziario della sigla finale That’s all folks! e ul cognome dell’avvocato interpretato da Will Forte (Avery come il leggendario Tex), ma a dare forza – anche politica – al film sono tutte le possibili letture suggerite dai vari passaggi della narrazione.

Coyote vs Acme
Coyote vs Acme

Coyote vs Acme

Nel marcio mondo capitalistico plasmato dalla Acme, talmente grossa e dominante da imporre desideri e necessità ai cittadini ridotti a consumatori (con i rappresentati del popolo a disposizione per ogni evenienza), i cartoni animati sono cavie sacrificabili sull’altare del benessere di una parte perché costituzionalmente immortali. E però, toh, questi personaggi provano gli stessi dolori delle persone. La sequenza con Duffy Duck pittore, per esempio, è così cupa che a tratti piega lo spirito comico verso un sentimento più angosciante, diventando uno specchio oscuro della società dello spettacolo.

Ad avvalorare la stratificazione di questo film che forse parla più agli adulti che ai bambini c’è anche un’altra vertigine: quella che è una tipica causa alla Davide contro Golia – lo schema del procedural è di facile comprensione – si rivela invece qualcosa di meno idealista, giacché al Coyote poco gli interessa (forse?) la questione di principio e la sfida al gigante. Nei fatti, il rapporto con Beep Beep funziona nei termini di una straziante dipendenza affettiva legata anche al fatto che Willy è talmente schiavo dell’idea di farlo fuori da non poter fare a meno di quei prodotti difettosi della Acme.

Praticamente una relazione tossica alimentata da un sistema ben consapevole di spingere verso l’ossessione un alienato che non ha altre ragioni per sopravvivere (essere un predatore non è un lavoro, arringa l’avvocato, ma Coyote è il più laborioso dei disoccupati). La fine è lieta, certo, e l’intrattenimento è squisito, ma vuoi vedere che, alla fine, qualcuno aveva capito che questo Coyote vs Acme non era poi tanto innocuo (no, è una suggestione, pensiamo davvero che fosse solo un triste calcolo finanziario)?