Complici del silenzio

Boni sulle tracce dei desaparecidos argentini, in un feuilletton esagitato e zeppo di cliché

16 Aprile 2009
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Complici del silenzio
Complici del silenzio


Si può raccontare un dramma collettivo coi toni esagitati del feuilletton? La risposta – inequivocabile suo malgrado – è Complici del silenzio di Stefano Incerti, che ripercorre la tragedia dei desaparecidos argentini inciampando sulle traversie sentimentali di un reporter italiano inviato a Buenos Airos per i Mondiali del ’78, e una guerrillera in lotta contro la giunta militare al potere. I due protagonisti – Alessio Boni e Florencia Raggi – sono belli, spavaldi e impassibilmente dolenti. Affettati oltre ogni limite. Tra un incontro al buio e un amore a prima vista ci si mette però il destino. Cieco. Come i due amanti che si ritrovano bendati e vessati nell’isolamento di una prigione segreta, a scontare pene d’amor perduto e torture di un regime stolto. Quest’ultimo è il ritratto senza spessore di un potere sadico, maniacalmente dedito al male. Non è l’unico reperto di un immaginario abusato. Il cliché è un ritornello che suona in ogni situazione, per ogni personaggio. Dalla tranche de vie borghese e collusa, alla stanca iconolatria dell’eroe coraggioso e senza macchia. Non bastava poi lo scambio tra il melò e l’inchiesta, Incerti inverte anche l’effetto con la causa: prodigo quando deve sciorinare atrocità e vigliaccate, avaro nella ricerca di trame e moventi dietro le mani degli aguzzini. La violenza – pur scrutata senza remore – diventa un velo che impedisce di vedere oltre. Se l’intento non è ricattatorio, la soluzione è comunque la più facile. In linea con un’operazione che imbocca tutte le scorciatoie senza mai sprofondare con i piedi nel fango. Rabbiosa più che indignata. Capace di urlare, ma non di rompere il silenzio.

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