Colectiv

Il doc di Nanau sullo scandalo della Sanità in Romania. Tanto reale quanto potente, fuori concorso a Venezia76

5 Settembre 2019
4/5
Colectiv

Colectiv di Alexander Nanau, fuori concorso a Venezia76, è un documentario. Potrebbe non sembrarlo, tanto puntuali e sconvolgenti sono le svolte che prende la trama, ma è la rappresentazione di una storia vera, di un’inchiesta giornalistica seguita dall’occhio intermediario del regista.

Prende il via dal tragico incendio del Colectiv, night-club rumeno teatro di una terribile vicenda, la cui risonanza nazionale porta nel 2015 alle dimissioni di un governo e alla formazione di un altro, temporaneo e interamente tecnico, il primo della storia del Paese.

Durante i mesi successivi, un giornalista della stampa sportiva si imbatte in un caso che scoppia e si tramuto in scandalo della Sanità, quando scopre che fornitori di medicinali hanno diluito i propri disinfettanti molto più di quanto permesso e provocato gravi infezioni nei casi di ustione. E questo è “solo” l’inizio della pista, dove lo condurrà, sempre che riesca e voglia percorrerla fino in fondo?

Da una parte, è un anno senza precedenti per la Romania, come percepito dagli stessi non-attori, dal punto di vista politico e sociale (lo stesso propagarsi di scandali tramite rivelazioni giornalistiche è una novità). Dall’altra, però, segna una riconferma, un grave sigillo su un sistema invece profondamente radicato e, nell’analisi che ne fa il regista, ineradicabile.

Se anche il giudizio della pellicola si dovesse, e non deve, astrarsi da ciò, comunque tale giudizio ne uscirebbe positivo. Il racconto non deroga mai la propria cifra stilistica, il proprio nucleo ad espedienti tipici del medium: resta perfettamente mimetico al linguaggio cinematografico nel susseguirsi di svolte, nella finissima e consapevole mano del regista, nella recitazione in-credibile, ovvero che non necessita di essere creduta eppure è creduta lo stesso, nella struttura che si divide a metà tra due protagonisti e funziona comunque. Neanche missaggio e post-produzione osano percorrere la via, più che mai tentatrice, della musica (rarissimamente diegetica, altrimenti assente).

Perché la storia è già potentissima, e tristemente drammatica, così com’è. Impossibile non ritrovarsi scioccati e spaventati al suo cospetto, riflettendoci anzi nei volti reali, umani come quelli di chiunque, e ri-vivendo eventi terribili come il volto di nessuno. Un male sconosciuto e fin troppo familiare.

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