Cold War

Pawlikowski firma uno straordinario mélo al di qua e al di là della cortina di ferro. In un bianco e nero commovente: miglior regia a Cannes 2018 e 5 Oscar europei

19 Dicembre 2018
4,5/5
Cold War

“Andiamo dall’altra parte, la vista è migliore da lì”.

Dopo l’Oscar per Ida, Pawel Pawlikowski firma un altro grande film in bianco e nero, ancora una volta adottando l’aspect ratio 1:1.37.

E torna alla Polonia dell’immediato dopoguerra, nel 1949, quando dal nulla di villaggi rurali seminascosti dal bianco inghiottente della neve e del cielo, iniziò il reclutamento di quello che da lì a poco divenne il “Mazowsze”, corpo di balli e canti popolari nato per volontà del governo filosovietico, che venne poi esportato in tutto il blocco orientale nell’arco degli anni ’50.

È in questo contesto che prende forma l’incredibile storia d’amore tra Wiktor (Tomasz Kot), musicista e direttore della compagnia, e l’allieva Zula (Joanna Kulig), ragazza su cui grava il sospetto di aver ucciso il proprio padre.

Arrivati a Berlino Est per un’esibizione, Wiktor organizza la fuga dall’altra parte del blocco per vivere finalmente in libertà quella storia d’amore. Ma Zula, contro ogni previsione, non si presenta all’appuntamento concordato.

È l’inizio di uno straordinario melodramma al di qua e al di là della cortina di ferro. Che il regista polacco costruisce per frammenti, balzando in avanti negli anni (fino ad arrivare a metà anni ’60), tra una dissolvenza in nero e un’altra, facendo perdere e incontrare i due protagonisti più volte.

 

Dal suggestivo e trascinante folk tradizionale si arriva alle contaminazioni jazz parigine di fine anni ’50, e lo sviluppo dei due personaggi (interpretati con una classe rara, e Joanna Kulig – già vista in Ida – farà parlare di sé) è inscritto nei cambiamenti emotivi che un mutamento così repentino e cruciale di quell’epoca portava con sé.

Forma e racconto si amalgamano per un’operazione che vagamente potrebbe ricordare il Frantz di Ozon, anche se qui l’asticella si alza in favore di una portata romantica maggiore: basti pensare alla dedica finale di Pawlikowski, “ai miei genitori”, che con i due protagonisti condividono il nome di battesimo (Wiktor e Zula) e gran parte di una storia d’amore travagliata: “Erano entrambi due persone forti e meravigliose, ma come coppia un infinito disastro”, ha detto lo stesso regista.

 

Che in Cold War – premiato per la regia a Cannes 2018 e trionfatore agli EFA, gli Oscar europei, con 5 statuette per miglior film, regia, montaggio, sceneggiatura e attrice – li riporta in vita (sono entrambi morti nel 1989, poco prima che venisse abbattuto il Muro di Berlino) per farli tornare a suonare, cantare e danzare quell’amore così travolgente e impossibile, tra la natia Polonia, la Berlino divisa, la Jugoslavia e la Parigi bohémien dove ogni cosa sembrava possibile, ma la purezza del primo incontro sembrava perduta.

E allora meglio rimettere in discussione ogni cosa, ogni occasione di soddisfazione artistica e personale, e riassaporare la nostalgia di quella chiesetta diroccata nel fango. Per poi osservare l’orizzonte da una panchina. E spostarsi di nuovo: “Andiamo dall’altra parte, la vista è migliore da lì”.

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16 Commenti on "Cold War"

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Emilio Briguglio
Ospite

Regista eccelso Pavel Pawlikowski. Sono curioso di vedere questo film dopo avere apprezzato Ida. In un modo o nell’altro ci riuscirò.

Angelo
Ospite
Troppo polacco. Non mi è piaciuto. Forzato e poco credibile tutto (specialmente il finale drammatico) . Personaggi e storia freddi e di poco spessore. Nel genere amori struggenti ho visto a mio modesto gusto e parere molto meglio. Le critiche parlano di un capolavoro girato in bianco e nero, (3/4 o 4/3??) ,meravigliose musiche polacche. Un film che rappresenta tutta la positività e la voglia di vivere che naturalmente pervade l animo umano alla fine di conflitto mondiale durato più di tre anni. Non è un film in bianco e nero é grigio. E alla fine ho dovuto pagare due… Leggi il resto »
Giovanni
Ospite

E’ evidente l’influenza di Kundera (L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Massimo
Ospite

È la recensione che è più penosa del film!

Massimo
Ospite

Là recensione è peggiore del film.

Patrizia
Ospite
Non mi é piaciuto molto. Mi è parso un film costruito con la testa e non ho trovato la passione sublimata che avevo visto nel magnifico Ida. Mi pare un po’ pretestuoso l’aggancio con la guerra fredda e mi pare che tutto sia illustrato nella frase di spiegazione che lei dà per il mancato appuntamento di fuga, ma gli dice anche che lei non sarebbe partita senza di lui. Una storia impossibile. Mi son venuti in mente Zelda e Jule e Jim con un po’ di nostalgia. Grazie per il sempre bel bianco e nero, per il.bambino impacciato nel cappottone… Leggi il resto »
anna gotti
Ospite

fantastic film!

Eufemia Budicin
Ospite

Alquanto improabile che durante la tournée Jugoslavia, mentre i capi serbi dell’ Ozna (Servizi Segreti), avevano deciso di consegnare il ViKtor ai russi, i bravi agenti croati lo spedisce a Zagabria dove può raggiungere l’Occidente. Poi si legge, nei titoli di coda, che la Croazia ha contributo al film e allora questo episodio si spiega. Per il resto il film è bello per la confezione, un p0′ svenevole la trama.

Carlo
Ospite
Strano film questo. Tutti i personaggi sono appena delineati, la trama si tiene in modo anche avvincente fino alla scena dell’ambasciata Polacca, con sommessa proposta di fare la spia per consentire il rientro al “traditore”. Poi piccole suggestioni che dovrebbero fare intuire cosa è successo: il doppio gioco con gli Inglesi, la galera, le dita spezzate, il bambino che non si capisce di chi sia figlio e alla fine questa matrimonio con annesso suicidio (o avevano entrambi un forte mal di testa?). Due personaggi alla fine fragili: lui un genio musicale che però non riesce a distaccarsi da lei, lei… Leggi il resto »
Angelo
Ospite

Magari fosse triste…. Piatto e noioso

locchiodelcineasta
Ospite

Un film d’autore pieno di malinconia. Una storia d’amore di una tristezza e verità mai realizzata nel cinema. Qui la mia modesta opinione: https://locchiodelcineasta.com/cold-war-recensione/

Angela
Ospite

Un film sublime non tanto per la storia d’amore drammatica, ma per il contesto storico e musicale, nonché un’eccellente fotografia.

vincenzo
Ospite
L’amore assoluto uccide, come uccide l’assolutismo comunista. Ma anche i drammi che si accumulano della propria vita e l’ipocrisia del mondo degli artisti, del successo a tutti i costi. La bellissima Zula è disarmata forse proprio a causa della sua grande energia. Viktor è un uomo e resta un pò indietro rispetto a Zula ma solo un pò. Film struggente, quadri di rara bellezza e intensa nostalgia. Storia a spezzoni, titolati su alcune delle città più drammatiche della guerra fredda. Un bianco e nero dell’anima e del ricordo, musica centrata sugli occhi che piangono e non s’incontrano mai. Film maghifico… Leggi il resto »
Sabrina
Ospite

Bellissima la fotografia e la musica. Struggente malinconica e un po’ sconclusionata la storia ma forse non serve una trama lineare e la sua bellezza sta proprio in questo. La tristezza finale è scontata ma ti avvolge in un abbraccio.

MarBor
Ospite

Un’esaltazione dell’amore distruttivo veramente irritante. E anche malamente narrata: sarebbe stato indispensabile dirci le ragioni di tanta distrittivita’ che invece viene data per scontata. Ottima la confezione, certo. Un bel guscio vuoto

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