Si parte da Il grande freddo: un funerale come preambolo a una reunion. Con la differenza che la generazione raccontata dal capolavoro di Lawrence Kasdan aveva fatto la contestazione e si era sistemata nell’alveo borghese, mentre quella di Cena di classe è stata, sì, l’ultima a fare le occupazioni a scuola ma anche la prima ad avere di meno rispetto a quella precedente. Il tema del malessere dei Millennials è il vero cuore della commedia di Francesco Mandelli, più vicina alle tristezze notturne di La rimpatriata (“facciamo il processo, tanto siamo tutti in vena di autolesionismo” si diceva nel miglior film di Damiano Damiani) che alle ciniche affettuosità di Compagni di scuola (da non sottovalutare il fatto che la sua eredità riecheggi anche in Notte prima degli esami 3.0), con un occhio all’empatia verso gli outsider dei coming of age di John Hughes e la capacità di muoversi di calibrare sfrontatezza e malinconia di Judd Apatow (ma anche il côté allucinogeno del filone Notte da leoni).

Cena di classe
Cena di classe

Cena di classe

Sono riferimenti evidenti, a volte espliciti e a volte ipotetici, che da una parte testimoniano le ambizioni di Mandelli, figura ibrida e sfuggente dell’audiovisivo italiano, ma dall’altra sembrano puntelli decorativi perché a prevalere è la canzone dei Pinguini Tattici Nucleari. Il testo di Cena di classe, appunto, brano pubblicato nel 2022 dalla band più amate degli ultimi anni (l’album d’origine, Fake News, ha conquistato cinque dischi di platino), è il vero e proprio soggetto del film, con la rimpatriata a diciassette anni dal diploma in occasione del funerale di un compagno di classe, aspirante regista e osservatore del gruppo. (Mandelli).

Da lì arrivano tutti i personaggi e i rispettivi caratteri, da Bonelli che “profuma di ansia e di immaturità” (Andrea Pisani, anche co-sceneggiatore) ad Alex che “ha smesso con la poеsia ed ha abbandonato la scapigliatura” (Nicola Nocella), passando per Michael “il matto che studiava poco” (Herbert Ballerina), Daniela che “ha inghiottito cinque lividi” e “con il trucco si è coperta l’occhio nero” (Beatrice Arnera, che qui si chiama Nané), Laura e Marco che “un tempo eran predestinati” e parlavano “di avere bambini” (Annandrea Vitrano e Roberto Lipari, quest’ultimo anche co-sceneggiatore) fino a Romeo “ubriaco fradicio tenta di recitare a memoria il Cinque Maggio” (Francesco Russo). Al gruppo si aggiunge Gemma già miss liceo (Giulia Vecchio), più il bidello Nando (Giovanni Esposito): dopo la pizzata e il biliardo, fanno un’irruzione notturna nella scuola, con un rocambolesco risveglio all’alba.

Cena di classe
Cena di classe

Cena di classe

Più che videoclip espanso o perfino un musicarello contemporaneo, Cena di classe (alla cui sceneggiatura, oltre a Mandelli, Pisani e Lipari, hanno contribuito Tiziana Martini e Ignazio Rosato) parte dalla musica per inquadrare una generazione insoddisfatta su tutti i fronti, frustrata sul piano lavorativo e incastrata in relazioni castranti se non violente, schiacciata da una precoce vocazione alla nostalgia (gli anni zero descritti come l’ultimo periodo in cui siamo stati felici e non lo sapevamo) che la rende incapace di immaginare un futuro all’altezza di troppi desideri repressi.

Mandelli è onesto e sincero, osserva con compassione chi prova a sopravvivere a se stesso, ma arriva un momento in cui il film svela tutto il suo apparato retorico, resta sulla superficie dell’amarezza, costeggia il grottesco senza abbracciarlo, sfuma l’accusa nel lamento, incolla le figurine nell’album del disagio. Per fortuna ci sono le prove di fuoriclasse come Nocella, Russo ed Esposito (tra i comprimari anche Ninni Bruschetta, Debora Villa, Franz, Giordano De Plano, Federico Russo).